Messina, saga accademica

L’università degli orroriSono trascorsi quasi dieci anni da quando balzò ai disonori della cronaca sotto il nome di verminaio, ma il sottosuolo dell’università di Messina sembra essere tornato a pullulare. Trame segrete, girandole di denari, concorsi truccati e corruzione. Una saga di potere e di traffici illeciti, a tratti sanguinosa, che già costò la vita al professore Matteo Bottari, freddato a colpi di lupara il 15 gennaio del 1998. Da allora, sullo Stretto era calato il silenzio, soltanto qualche mormorio e timida accusa. Fino alla nuova tempesta giudiziaria di questi giorni che ha portato ad arresti, interdizioni e perquisizioni. Nel centro del mirino la facoltà di Veterinaria dell’ateneo messinese. Alcuni concorsi sospetti sono valsi le manette al preside Battesimo Macrì, per i quali i pm Nino Nastasi e Adriana Sciglio hanno disposto i domiciliari. Ma l’inchiesta non ha risparmiato neppure il Magnifico Francesco Tomasello, per il quale il gip Antonino Genovese ha chiesto l’interdizione dalle pubbliche funzioni. Stessa richiesta anche per il consulente legale Raffaele Tommasini, l’ex preside di Veterinaria Giovanni Germanà e il membro del consiglio di facoltà Salvatore Giannetto. Gli inquirenti ipotizzano che Macrì abbia brigato per far vincere al figlio Francesco il concorso di professore associato a Chirurgia veterinaria. Per riuscirci avrebbe fatto pesanti pressioni su un altro docente, ma il preside di Veterinaria avrebbe preso a cuore un altro protetto, che a suo tempo si aggiudicò l’incarico di ricercatore. Altro ramo dell’inchiesta riguarda un cospicuo finanziamento che la Regione e l’Università di Messina avevano destinato al progetto scientifico Lip. Circa 300mila euro sarebbero finiti nelle tasche dei cinque indagati, per i quali si prospetta il reato di peculato. A Benedetto Macrì si contesta anche il reato di falso in atto pubblico, ma si è fatta molto delicata anche la posizione del professore Giuseppe Piedimonte, responsabile dell’Industrial Liaison Office (struttura dell’ateneo che si occupa dell’inserimento dei neolaureati nel mondo del lavoro), e di sua moglie Ivana Saccà, dipendente della già discussa società Unilav, presso la quale numerosi precari dell’università messinese avevano denunciato assunzioni irregolari e favoritismi.

di Francesco Lo Dico

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: