Atenei: questa governance ha fallito

L’università degli orroriTroppo spesso il carattere pubblico delle nostre Università è stato confuso con la natura statale-burocratica delle strutture universitarie. Che per le loro ben note carenze organizzative e i non rari casi di comportamenti accademici discutibili, hanno finito con l’intaccare ancor più il consenso sociale attorno all’Università e ai suoi modi di funzionamento. In questa prospettiva il passaggio prioritario verso una riforma della vita universitaria deve essere individuato nella ridisegnazione dei ruoli, dei soggetti responsabili del governo degli Atenei ed in particolare dei Rettori, dei Consigli di Amministrazione, dei Senati Accademici nel rispetto del principio costituzionale dell’autonomia delle istituzioni universitarie. Chiamate a rendere conto dei propri risultati in modo trasparente a Stato, studenti, forze sociali, territorio, enti finanziatori. Per arrivare a questo risultato però è necessario un quadro di regole intese ad eliminare un’eccessiva rappresentanza delle corporazioni interne, con una netta differenziazione tra funzioni di natura culturale, didattica, scientifica e regolamentare, e quelle amministrativegestionali. Le prime da affidare al Senato Accademico; le seconde da affidare al Consiglio di Amministrazione. Ma è urgente e necessario ridisegnare anche la figura del Rettore che, oltre ad avere la legale rappresentanza dell’Ateneo, e presiedere il Senato Accademico ed il Consiglio di Amministrazione, avrà ogni potere di iniziativa e di ordinaria e straordinaria amministrazione con esclusione di materie di naturale spettanza collegiale (Statuti, Regolamenti, bilanci, ecc.). Il suo mandato, però, lungo o breve che sia, potrà essere consecutivamente rinnovato una sola volta per permettere in nessun caso più di dieci anni consecutivi di funzione rettorale. Questo principio legislativo dovrà essere vincolante e recepito negli Statuti al fine anche di escludere la possibilità, con semplice modifica delle norme statutarie, di azzerare i mandati rettorali pregressi consentendo reiterate ricandidature ad libitum del Rettore. Da vario tempo, infatti, in diverse Università si sta diffondendo questo fenomeno che implica il venir meno del principio del rinnovo al vertice dell’istituzione della rappresentanza rettorale, principio che non può essere eluso in quanto è l’unico a garantire l’imparzialità, l’efficace e l’efficienza del funzionamento dell’organo che deve restare immune da condizionamenti corporativi. E proprio di recente, intervenendo ai lavori del Consiglio Universitario Nazionale, il ministro Mussi sollecitato anche da una campagna di stampa portata avanti anche da questo giornale ha precisato che l’esercizio dell’autonomia universitaria può in concreto produrre effetti indesiderati, e, riferendosi espressamente al caso dei Rettori che prolungano sine die il loro mandato, ha annunciato, nel quadro di una completa revisione del governo degli Atenei, un preciso intervento legislativo in proposito. In questo il ministro ha dimostrato una notevole sensibilità. Anche se ora c’è da sperare che la riforma della governance delle Università si attui in tutte le sue forme. È questa oggi la priorità dell’università italiana, anche perché tutte le altre riforme della vita universitaria – dal reclutamento allo stato giuridico dei docenti, ai finanziamenti statali e alla valutazione delle attività delle Università – la presuppongono.

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