Professori intoccabili, orari flessibili

L’università degli orroriI docenti universitari sono l’ultimo baluardo di un’idea pretenziosa e antica, per cui il lavoro nobilita l’uomo. Il loro gli offre prestigio, gloria, e denari, e al contempo li mobilita molto poco. Ciascun ordinario è tenuto a trascorrere in facoltà trecentocinquanta ore l’anno, meno di un’ora al giorno da spendere tra insegnamento e orientamento studenti. Ma anche se hanno dalla loro una legge assai magnanima, godono anche di un’estrema flessibilità, perché non esiste alcun meccanismo di controllo che accerti di volta in volta se sono presenti. Quando si assentano, insomma, nessuno gli chiede la giustificazione o il certificato medico, non hanno detrazioni in busta paga, e spesso non ritengono neppure di dovere annunciare la loro mancanza. Non è infrequente che gli studenti iscritti ai loro corsi, spesso pendolari, apprendano di un improvviso impegno internazionale del loro docente, nello stesso istante in cui si recano a lezione. Ma anche nell’attività di orientamento, i docenti mostrano di perdere la bussola con una certa facilità. Anche se una legge del 1990 istituisce infatti il tutoraggio, un’attività di sostegno e monitoraggio che dovrebbero garantire ai loro allievi, molti di loro interpretano il ricevimento come un evento straordinario, altri lo fanno, ma non si presentano, altri ancora non si presentano perché non comunicano neppure una data e un orario di incontro, anche se l’anno accademico è inoltrato. Il peggio che può accadere in questi casi è qualche sibilo di protesta degli studenti, gli stessi che lui, luminare influente, dovrà giudicare a fine corso. Matricole e allievi non ci tengono a complicarsi la vita, né potrebbero complicare granché quella degli insegnanti. Insieme ad alti funzionari e militari di rango, i docenti universitari si fanno pregio di non potere essere licenziati, né di dovere prestare giuramento. Ma anche per i più volenterosi non c’è timore di rimanere incastrati alla cattedra per sempre. Ogni dieci anni di lavoro, un professore ha diritto a due anni sabbatici in cui dare nuovo slancio alla propria lucidità intellettuale, senza rinunciare però alla piacevole consuetudine di essere stipendiati. Ufficialmente il professore dovrebbe dedicare questi ventiquattro mesi alla ricerca, ma per molti l’occasione è davvero troppo ghiotta, e complici controlli non troppo fiscali, godersi una bella vacanza diventa abbastanza facile. D’altra parte, negli atenei italiani, i panni sporchi si lavano in famiglia. Vuoi che omonimi, nipoti, amici e parenti, si mettano di traverso, dopo tutto quello che tanti docenti balzati agli onori delle cronache, hanno fatto per loro? Lo stato giuridico dei professori universitari è vecchio di ventisette anni ed evidentemente sta bene così a tutti, perché dal 1980 a oggi nessun governo ha mai pensato di rivederlo. Anche qui è una questione di privilegi medievali. Basta scorrere le liste dei nostri parlamentari, per scoprire quanto essere un professore universitario influente, spesso significhi passare dagli otia della cattedra, ai negotia della politica.

di Francesco Lo Dico

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: