(In)giustizie americane

Foster e Wilson. Due storie diverse ma un esito analogo. Entrambi giovani e neri, schiacciati da una legge iniqua e senza pietà.
Kennneth Foster, sposato e con una figlia, verrà giustiziato il 30 agosto per un crimine che non ha commesso. La notte del 16 agosto 1996 era in auto con tre amici. Uno di loro, Mauricio Brown, sceso dalla macchina, scompare in un vicolo e uccide Michael LaHood, figlio di un ricco e influente avvocato di San Antonio. Condannato per l’omicidio, viene giustiziato il 19 luglio 2006. “Giustizia” sembra fatta… Ma il 30 agosto anche Foster verrà mandato al patibolo. Perchè!? Perchè in Texas esiste una legge chiamata “law of parties” , la legge delle bande, che stabilisce la responsabilità di un crimine commesso da altri qualora l’individuo accusato abbia agito con l’intenzione di promuovere il compimento del reato. Ma la condanna di Foster implica un’intenzione omicida che non è mai stata dimostrata. Per salvare l’innocente si sono mobilitati in tanti, anche il comitato italiano Paul Rougeau che si oppone alla pena di morte negli Stati Uniti.
La seconda storia è quella di Genarlow Wilson, nero, studente modello, condannato a 10 anni per aver fatto sesso orale con una 15enne consenziente quando ne aveva 17. Finora ha scontato 28 mesi di reclusione e, nonostante lo Stato americano abbia cambiato la legge, il giudice ritiene che non sia possibile applicare il principio di retroattività. Dopo i numerosi interventi a favore del ragazzo, il caso è passato alla Corte Suprema della Georgia che lo esaminerà nel mese di ottobre. Wilson sperava di poter trascorrere l’attesa della decisione agli arresti dominciliari ma l’ennesima sentenza a suo sfavore lo ha condannato a restare in carcere finchè la faccenda non sarà definitivamente chiarita.

Nel video la vicenda di Kenneth Foster.

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One Response to (In)giustizie americane

  1. gabibbo ha detto:

    Una sola nota: noi non abbiamo la pena di morte, né la legge contro le bande, ma il principio giuridico sì: si tratta degli articoli 110 e 116 del codice penale.

    Art. 110 Pena per coloro che concorrono nel reato
    Quando piu’ persone concorrono nel medesimo reato, ciascuna di esse soggiace alla pena per questo stabilita, salve le disposizioni degli articoli seguenti.
    Art. 116 Reato diverso da quello voluto da taluno dei concorrenti
    Qualora il reato commesso sia diverso da quello voluto da taluno dei concorrenti, anche questi ne risponde, se l’evento e’ conseguenza della sua azione od omissione.
    Se il reato commesso e’ piu’ grave di quello voluto, la pena e’ diminuita riguardo a chi volle il reato meno grave.

    Insomma, l’unico modo per sfangarla è dimostrare che non potevi prevedere l’evento più grave, senno’ sei fregato.

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