Tesi ed esami brillanti, a Bari giro di Tangenti

L’università degli orroriCompravendite di esami, tariffari su misura, tesi belle e pronte da acquistare cash. Per tutti gli studenti che avevano contanti da spendere, la facoltà di Economia di Bari aveva creato un’ampia gamma di servizi. Professori compiacenti, bidelli,impiegati. Bastava qualche dritta, un paio di passaggi di mano e la laurea diventava per molti un gioco da ragazzi. Un gioco balzato alle cronache sotto il nome di Esamopoli, l’indagine che da un anno e mezzo vede impegnati i carabinieri del reparto operativo pugliese sulle vicende dell’ateneo barese. Un’inchiesta che si allaarga a macchia d’olio, che negli ultimi giorni ha visto lievitare a venti il numero degli indagati. Tutto iniziò quando un ex dipendente dell’Università e una segretaria del dipartimento di Studi aziendali vennero sorpresi a contrattare una probabile tangente di 250 euro, soldi che sarebbero serviti a uno studente per garantirsi la promozione all’esame. In realtà, si trattava soltanto di un acconto, perché pochi giorni dopo fu lo stesso studente ad essere colto in fragrante: altri mille euro per saldare i conti. Secondo alcune voci, nell’ingombrante faldone che le forze dell’ordine hanno consegnato al magistrato Francesca Romana Pirrelli, il numero degli indagati è esattamente il doppio. Professori, impiegati e studenti per i quali sono ipotizzati i reati di associazione a delinquere, corruzione, concussione, e falso. Particolarmente grave la situazione dei giovani universitari coinvolti, che sin dalle prime battute di Esamopoli, in qualità di indiziati avrebbero dovuto dimostrare di essere vittime di violenza, per sperare che le ipotesi di corruzione fossero convertite in quelle, meno gravi, di concussione. Favori personali, che tramite i buoni uffici di alcuni dipendenti, potevano avere un costo compreso fra i cinquecento euro, per gli esami più semplici, e i tremila per quelli più ostici. Un secondo filone di indagine si addentra poi sulle attività dell’Istituto mediterraneo delle Scienze. Era gestito da Massimo Del Vecchio, ex cultore della cattedra di Matematica, che secondo la pista tracciata dagli inquirenti, prometteva esami brillanti per una cifra che poteva arrivare a 3500 euro, più o meno quanti ne servivano per l’iscrizione a uno dei suoi corsi. Il business più redditizio sembrava essere però il mercato delle tesi. Gli studenti si rivolgevano a bidelli e segretari – gli stessi che in alcuni casi gli avevano procurato buoni esiti agli esami – firmavano un assegno fra i 3500 e i 4500 euro, e nel volgere di pochi giorni infilavano nello zaino un bel dattiloscritto. Un giro d’affari che si aggiravasulle cinquantamila euro.

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