Così hanno sfiduciato Tps

GiornaleUn accordo, alla fine, si troverà. La corda è già molto tesa, il rischio di un corto circuito finale con il Paese trascinato alle urne aumenta di giorno in giorno, e nessuno ha una soluzione a portata di mano per evitare le elezioni anticipate nel caso che il governo Prodi dovesse cadere. Ecco perché sulle pensioni ci sarà il compromesso che scontenta tutti. Innanzitutto gli italiani. Che si ritrovano con importanti, e impreviste, risorse investite per assecondare i sindacati, e senza uno straccio di intervento per quelle fasce sociali che non sono protette da Cgil, Cisl e Uil. I poveri outsider. Continueremo così ad avere la spesa previdenziale più alta d’Europa, insostenibile con gli attuali tassi di crescita demografica, e continueremo a consentirci il lusso di mandare in pensioni lavoratori non usurati, ancora cinquantenni. Gente che poi viene riassunta dalle aziende, talvolta in nero, creando così un tappo, a danno delle giovani generazioni, all’ingresso del mercato del lavoro. Il vero sconfitto da questa estenuante trattativa è il ministro Tommaso Padoa-Schioppa, il parafulmine di ogni protesta all’interno della maggioranza. Il suo dicastero è diventato una buca per le lettere. Prima i quattro ministri della sinistra massimalista, poi un gruppo di senatori dell’Unione, e, a giorni alterni, l’eterno Clemente Mastella e i dirigenti della Margherita. Ognuno pronto a tirare la coperta dalla sua parte, in un governo che non riesce a tenere la barra diritta e continua a sopravvivere a colpi di infinite mediazioni. In queste condizioni, la presenza di Tommaso Padoa- Schioppa al governo è diventata perfino ingombrante, e non possiamo escludere che il ministro ne prenda atto già nei prossimi giorni. Il suo disagio, il suo isolamento, non sono i frutti avvelenati di qualche capriccio, ma rappresentano il segnale dell’impotenza di una maggioranza che non ha mai sciolto il nodo della sua ragione sociale, del come vuole governare l’Italia. Ancora poche ore e avremo in campo il nuovo leader del Partito democratico, il Walter Veltroni invocato come l’uomo della Provvidenza che dovrà rapidamente fare una scelta tra l’ecumenismo parolaio e un netto profilo riformista della sua guida. Ovviamente, c’è da augurarsi che Veltroni imbocchi la seconda strada, ma in questo caso la sua leadership entrerà in rotta di collisione con il governo e con la minoranza estremista che lo condiziona in ogni decisione. E sarà chiara, a quel punto, l’impossibilità di sfidare la legge di gravità della politica. Con un leader forte, decisamente orientato sul versante riformista, la fine del governo Prodi sarà solo una questione di giorni, se non di ore.

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One Response to Così hanno sfiduciato Tps

  1. Antonio ha detto:

    Sicuramente cosi non si va da nessuna parte. Ma Elezioni anticipate farebbero solo male al paese.

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