Senza uno strappo l’Europa non cammina

GiornaleDoveva essere il vertice del rilancio dell’Europa: quello che avrebbe resuscitato la Costituzione impallinata dai due “no” dei referendum in Francia e in Olanda nell’ormai lontano 2005. Rischia, invece, di marcare un’altra sconfitta e di risolversi con l’ennesimo rinvio. Alla vigilia del Consiglio che riunirà, da domani, a Bruxelles i leader dei 27 Paesi dell’Unione, il barometro segna tempesta. Nemmeno l’abilità diplomatica di Angela Merkel, presidente di turno della Ue, è riuscita a cucire un’intesa di massima sul documento che circola da qualche giorno tra le capitali. Le ragioni sono tante. C’è Tony Blair, alla sua ultima uscita da premier britannico, che non vuole arretrare dalla tradizionale “linea rossa” di Londra – nessun condizionamento sulla politica estera, nessuna estensione del voto a maggioranza – perché sa che tutto quello che potrebbe concedere, magari in cambio della futura designazione a primo “presidente europeo”, finirebbe per rovesciarsi sulle già incerte fortune politiche di Gordon Brown, il suo successore designato, che sarebbe poi costretto a difendere un Trattato costituzionale troppo eurocentrico in un referendum che potrebbe segnare la sua sconfitta interna. E c’è la Polonia dei gemelli nazionalisti Kaczynski (Lech, presidente della Repubblica e Jaroslaw, primo ministro) che non vuole mollare sul nuovo sistema di voto che, valutando anche il numero degli abitanti di ciascun Paese, toglierebbe una parte di potere contrattuale a Varsavia. C’è perfino l’Olanda che vorrebbe marcare il primato dei Parlamenti nazionali su quello europeo. C’è Nicolas Sarkozy che non ha partecipato a tutta la fase preparatoria di questo appuntamento e adesso preferisce tenersi al riparo da un fallimento negoziale. Anche perché, tra un anno, dopo due presidenze semestrali deboli come la slovena e la portoghese, capiterà proprio alla Francia l’occasione di salvare l’Europa in tempo per la scadenza del 2009 fissata per mettersi d’accordo sul nuovo Trattato. In mezzo ci sarà l’inevitabile compromesso di facciata al vertice di Bruxelles, ci sarà forse la convocazione di una mini-conferenza intergovernativa per rimettere tutti attorno a un tavolo. Ieri, con un tempismo esemplare, è stato anche diffuso un eurobarometro che rivela come i cittadini dei Ventisette hanno ancora fiducia. Anzi, si aspettano più Europa. Ma finché non si ritroverà un nucleo capace di spingere in una direzione certa, saranno sempre i particolarismi a vincere e a frenare la marcia. Se nel vertice di domani si cominciasse almeno a intravvedere una nuova “locomotiva” europea, sarebbe già un successo. Altrimenti dovremo rassegnarci a un’altra traversata del deserto.

di  Enrico Singer

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