Noi intercettiamo loro comprano

GiornaleChe potenza smisurata. Che rete impressionante di rapporti, intrecci telefonate. C’è Ricucci che parla con Latorre e vuole la tessera. C’è D’Alema che parla con Consorte e si fa prendere dall’entusiasmo. C’è Fassino che s’informa perché deve incontrare Abete. C’è Fiorani che parla con tutti e ci mette i quattrini. C’è Fazio che non parla, ma c’è. O se parla lo fa a tarda notte. C’è Sacchetti, perché senza di lui il roccioso compagno Consorte si sente perduto. E poi c’è Gnutti da Brescia e Grillo da La Spezia. Tutto un gran giro di telefonate, di allusioni, di incoraggiamenti. E c’è Billé. E Caltagirone naturalmente, perché non sia mai che lo si lascia fuori. E c’è Rovati che parla con Ricucci per conto di Prodi. E c’è Comincioli che parla con Ricucci per conto di Berlusconi. Tutti cercano tutti, parlano con tutti, telefonano a destra e a manca. Furbi, furbissimi sembrano. Entrano di nascosto in Banca d’Italia (Fiorani) o si fanno scudo con schede telefoniche dei paesi più diversi. Usano prestanome o fanno leva sui più arditi strumenti finanziari. Scalano di qua, scalano di là. E poi mica ci sono solo gli italiani. Mica vorremo pensare che si tratta di una robetta provinciale, signori miei. A no che non la si può metter così. Ecco allora spuntare lo spagnolo Agag, in contatto con Livolsi. Ecco allora il francese Lagardère, che è addirittura amico del nuovo presidente Sarkozy. Insomma un gran bel pacchetto di mischia, forte di agganci con la politica al livello più alto, forte di un sacco di soldi a disposizione, forte di un piano coi fiocchi. E soprattutto forte di un convincimento comune, di un spirito conquistatore, di una gioiosa complicità. “Era tutto un ciao Piero, ciao Massimo”, sintetizza il nostro oracolo Ricucci. Gioiosa complicità assai necessaria, perché la partita è rischiosa. Ci si può perdere il posto, anche se fai il governatore della Banca Centrale. Ci puoi finire in galera, anche se sei una stella nascente della finanza. Insomma un “Gioco Grande” per cavalieri senza macchia e senza paura. Un gioco talmente grande, talmente complesso, così ben riuscito che se ne guardi i risultati sei tramortito dalla loro evidenza. Vedi allora che due anni fa Banca Antonveneta era italiana ed ora è olandese. BNL era italiane ed ora è francese. Addirittura Telecom era italiana ed ora è (quasi) spagnola. Forse qualcosa non torna nel Gioco Grande. Ma no, ma no. È solo un’impressione. Sarà il caldo. Inizia l’estate. Vamos a la playa.

di Roberto Arditti

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