Genova l’università con il buco

L’università degli orroriCon quella faccia un po così quell’espressione un po così che abbiamo noi che insegniamo a Genova…Si perché i docenti dell’università della Lanterna – 3mila dipendenti, 40mila studenti e un buco di 15 milioni di euro – ancora non si capacitano della voragine economica che s’è aperta sotto i loro piedi. Non capiscono come, né perché. Si ipotizza che il buco si riferisca all’acquisto e alla ristrutturazione dell’Albergo dei poveri: 8 milioni e mezzo di spesa per un immobile di 60mila metri quadrati e 7milioni per interventi di ristrutturazione non saldati. Solo quando la notizia è trapelata dalle cronache locali il magnifico rettore, che intanto aveva tenuto all’oscuro del buco il Senato accademico, ha ritenuto opportuno informare il personale dell’università, e di farlo con una lettera circolare dai tratti surreali: «Per dovere istituzionale», scrive infatti nella sua lettera interna il magnifico, «siamo costretti, in questo momento, ad affrontare eventi eccezionali che tuttavia non devono compromettere la stabilità dell’istituzione. Occorre che si continui ad operare con il consueto impegno e fiducia». Un messaggio ermetico che non svela il suo contenuto nemmeno nelle battute finali: «Il principale sforzo sarà rivolto a trovare soluzioni alle problematiche emerse senza compromettere gli impegni assunti e le progettualità già definite. Un caro saluto». Firmato Gaetano Bignardi, rettore e Rosa Gatti, direttore amministrativo. Non una parola di più. «I giornali», risponde un docente dell’università, «li abbiamo letti, ma che il Magnifico non debba aggiungere altro è semplicemente incredibile». Incredibile ma vero. Alberto Blasi, ordinario di teoria dei gruppi alla facoltà di Scienze racconta all’Indipendente che Bignardi è in effetti un tipo imprevedibile: «Dopo aver promesso di fare un solo anno di rettorato adesso pensa di regalarci altri quattro anni della sua guida. Anche questo è surreale dopo quanto sta avvenendo ». Se è vero infatti che è stato il rettore a mandare alla Corte dei conti il bilancio dell’università «non si capisce», si chiede ancora Blasi, «dove fosse quando si prendevano impegni senza copertura». Tanto più che a rischio ora ci sono i finanziamenti per la ricerca. A Genova, per pagare i debiti dell’ateneo, c’è chi propone di alzare il prezzo del pedaggio autostradale, chi fa appello ai parlamentari perché vadano in processione a Roma a chiedere aiuto, chi rivolge preghiere verso l’ultima Thule dei privati. «E pensare», chiosa Blasi, «che durante la campagna per le comunali sia il sindaco eletto Marco Vincenzi (centrosinistra) che il suo antagonista Enrico Musso (centrodestra) non avevano speso una parola sull’università».

di Riccardo Paradisi

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