Esami e lezioni, ci pensano i pecari

L’università degli orroriFanno ricevimento e interrogano agli esami, tengono lezioni e seguono i tesisti: sono gli assistenti a tenere in piedi le università italiane. Tocca a loro sbrigare le noiose faccende di illustri professori poco inclini ai doveri d’accademia. Quasi mai retribuiti, lusingati da false speranze, molti giovani neolaureati faticano ai piedi dei baroni, ma spesso con risultati catastrofici. Si tratta di un esercito di 80 mila fra precari e volenterosi: borsisti, assegnisti e cultori della materia e circa 37mila di loro sono dottorandi, vanno bene un po’ tutti quando c’è da sostenere il peso del sapere. Associano impegno e spirito d’improvvisazione, imperizia e disponibilità all’avventura. Una recente inchiesta di studenti.it denuncia la loro paradossale condizione, di cui la prima conseguenza è la diffusa percezione che negli atenei italiani ci siano pochi professori. Sette ragazzi su dieci ritengono infatti che non ce ne siano a sufficienza, e otto su dieci riferiscono di aver sostenuto i loro esami con assistenti dalla dubbia provenienza. Ma anche per gli studenti che concludono il loro piano di studi, il sostegno diretto del docente spesso e volentieri diventa un privilegio. La metà dei tesisti corregge le bozze del proprio lavoro insieme a collaboratori del professore di riferimento, e l’indagine si fa impietosa quando i giovani devono valutare le lezioni tenute dagli assistenti. Nove su dieci le reputano non all’altezza, lamentando gli imbarazzati silenzi con cui chi svolge lezione risponde alle domande degli studenti più brillanti. La maggior parte di loro dichiara di sentire la prorpria formazione fortemente danneggiatadalla scarsa presenza degli insegnanti di ruolo. In molti casi i titolari di cattedra preferiscono affidarsi a giovani dalle carriere accademiche non troppo sfolgoranti, ma pieni di iniziativa e buoni propositi. Il docente gli promette una borsa o un assegno di ricerca, e per suggellare il patto lo nomina cultore della materia. Un ruolo che per i cultori del denaro non va bene, si lavora gratis e senza garanzie. Molto difficile, la posizione dei dottorandi. Secondo la legge non potrebbero insegnare né interrogare agli esami, secondo i baroni sono fatti apposta per tenere lezione al loro posto. Pazienza, se un cavillo dice che gli atenei li assumono per fare ricerca.

di Antonino Luizzi

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