Microsoft batte i contribuenti italiani 7 a 1

L’università degli orroriGli aiuti di Stato finanziano Bill Gates. Il verdetto arriva in seguito a uno studio condotto da tre ricercatori dell’Assoli, associazione italiana del software libero. Paolo Didonè, Daniele Ricci a Antonio Russo (già autore della migrazione verso l’open source della provincia di Bolzano) hanno consultato i dati pubblici della Microsoft Research, e hanno concluso che il Centro di sviluppo legato all’Università di Trento è un salasso a danno degli italiani. Il comunicato che l’Assoli ha diramato a Regioni ed Enti pubblici parla chiaro. I centri di ricerca sono finanziati dalle aziende tecnologiche solo in teoria. Perché in pratica, per ogni singolo euro investito dalla Microsoft nel progetto trentino, il contribuente italiano ne sfila dal portafoglio sette. In altre parole, mentre il colosso informatico di Redmond ha destinato al centro di ricerca 250mila euro, lo Stato ha dirottato su Microsoft Research 1 milione e 800mila euro. Non solo. L’azienda a stelle e strisce rimane proprietaria di una parte dei risultati prodotti dai ricercatori di Trento in virtù del brevetto Microsoft. Una licenza che con l’open source, utilizzato in tutte le università del mondo, non ha nulla a che vedere. «La Shared Source License – precisa il comunicato dell’Assoli – non garantisce le quattro libertà richieste per essere considerata una licenza di software libero. In particolare è vietato utilizzare il software per fini commerciali e non è possibile cercare di modificarlo o di decompilarlo». I soldi pubblici per la ricerca vengono cioè destinati a fini che non producono nessun vantaggio per la collettività, ma solo oneri che presto potrebbero quadruplicarsi. Non più tardi di due settimane fa, i ministri Luigi Nicolais e Fabio Mussi hanno siglato infatti con Microsoft Italia un accordo per la realizzazione di altri tre centri di ricerca in Piemonte, Toscana e Campania. Il colosso di Bill Gates investirà un milione di dollari, mentre il Governo si è limitato a dire che nel progetto «ci metterà altri soldi». Stando ai risultati della University of Trento, per la Microsoft Research si tratta di un vero affare. Per gli italiani un po’ meno.

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