Studenti universitari a lezione nello scantinato

Sono studenti universitari ma seguono i corsi negli scantinati di una scuola superiore. Non hanno banchi ma solo sedie senza braccioli e tanta buona volontà. Per i trecento iscritti che frequentano le aule di Gela andare a lezione è un’impresa che dura ormai da undici anni. Un salto nel buio che sta per concludersi con un tonfo. L’avventura degli studenti gelesi inizia nel 1998. L’ateneo di Catania ci mette i professori, la Provincia di Caltanissetta ci mette i soldi, e i neonati corsi di Economia vedono la luce. L’effetto ottico dura poco, perché i ragazzi dovranno  frequentarli  nei seminterrati di un liceo. Una soluzione provvisoria, dicono. Ma da allora, tra  promesse di locali all’altezza e faraonici proclami che avrebbero presto fatto di Gela il terzo polo universitario della Sicilia,  non è cambiato niente. E anzi, il decentramento universitario che fa capo a Catania, è vicino a decentrarsi definitivamente. Antonino Recca,  il rettore dell’Università di Catania, non ne vuole più sapere: Gela è un disastro e costa troppo, Gela è un progetto che non decolla. Quando si sta sottoterra è difficile.  E pazienza se in realtà è Caltanissetta che paga. I docenti sono gente suscettibile e assai poco venale. E dire che in questi anni, negli scantinati di Gela, si sono fatte alchimie miracolose. Tre persone sono riuscite a tenere in piedi tre corsi di laurea mentre università eccellenti come Bologna piangono miseria e assenza di personale. Ancora oggi  tengono in piedi la baracca con una stampante rotta, un pc dalle vaghe sembianze di un Commodore 64 e prestiti di spugne e gessi dal piano nobile della scuola superiore. Un anno e mezzo fa, i trecento studenti avevano portato le loro memorie del sottosuolo in piazza, e il sindaco Crocetta,  ardente discepolo di Campanella, gli  promette nuove sedi in un elegante palazzo del centro storico e gli dice che ha già le chiavi. Poi si ricorda che non ha i soldi per arredare la reggia, e i ragazzi restano con il morale sotto i tacchi e i libri nei sottoscala. Pochi mesi fa il primo cittadino ci riprova. Dopo l’annuncio di cessata attività del rettore di Catania, sbandiera un accordo con l’Università di Enna. Ci penserà il consorzio etneo a salvare le lauree dei ragazzi di Gela,  fa sapere. Peccato che la profezia è ostacolata dalle bizze del mondo reale. Un ingeneroso articolo della Finanziaria di Prodi vieta agli atenei la creazione di nuove sedi distaccate. Ai trecento studenti di Gela conviene fare in fretta. Cercare un posto al sole, per loro non è certo una metafora.

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