Il derby di Guareschi

Italo CucciVi sarete accorti che putiferio ha scatenato il mio ricordo di Peppino Prisco. Il blog dell’Indipendente è diventato – mi perdonerete? – una sorta di Bar Sport. Anzi, di più: un Accademia del Pallone dove, con accenti ora meschinelli – roba da tifo curvaiolo – ora impegnati si è riacceso un duro confronto fra Interisti e Juventini. Uno di questi – non lo critico: segnalo – si prende molto sul serio, e mi crea imbarazzo. Almeno in questa sede avrei visto volentieri prevalere l’ironia. Alla Peppino Prisco. Un personaggio guareschiano. Questo pensavo, mentre i nostri lettori si sfidavano sulla pubblica piazza mediatica, quando ho letto che nei giorni scorsi a Nuova York (grazie, Ruggero Orlando) ha avuto un grande successo la settimana di Don Camillo & Peppone. Alla Casa Italiana sono stati proiettati i film di Duvivier tratti dalla saga padana di Giovannino Guareschi e interpretati da Fernandel e Gino Cervi. Film eterni, come dimostra il successo di ascolti che ancora colgono passando ad ore notturne su Rete 4. Lo stimolo a ripescare storie guareschiane nella memoria ha risvegliato in me la nostalgia del bel calcio perduto: quel gioco popolare, arruffone e casinaro, a volte suscitatore di scontri muscolari fra agitati e agitatori di opposte sponde, raccolti ora sotto la bandiera di una squadra, ora in manipoli di diverso segno politico. Come il parroco e il sindaco di Brescello. Guareschi non era un tifoso, forse neppure uno sportivo, eppure non si lasciò sfuggire la componente sociopolitica del gioco del pallone. Ed è per questo che il Brescello d’oggi – militante fra i Dilettanti ma pochi anni fa assurto addirittura agli onori della Serie B – ha nell’iconografia sociale le facce dei due celebri sfidanti, Peppone & Don Camillo, il prete ovviamente tutto nero e il sindaco col fazzolettaccio rosso, a dirne anche l’atteggiamento politico. Così, nel pensiero, sono tornato a Brescello per un’antica furibonda e polverosa partita dei primi anni Cinquanta. Tanto per cominciare, l’ambiente paesano, così descritto da Giovannino: «È un pezzo della pianura padana: e qui bisogna precisare che, per me, il Po comincia a Piacenza. Il fatto che da Piacenza in su sia sempre lo stesso fiume, non significa niente: anche la Via Emilia, da Piacenza a Milano, è in fondo la stessa strada; però la Via Emilia è quella che va da Piacenza a Rimini…». Nel primo film della serie, “Don Camillo”, ecco la partita di pallone che assume il ruolo di un derby fra opposte parti politiche. Con un vincitore, Peppone, e uno sconfitto, Don Camillo. Brescello è tutto un derby, nel racconto guareschiano. Ed ecco, forse decisiva, la partita di calcio, giocata con straordinaria animosità e conclusa da una scazzottata generale in stile western. Calcio vero, verissimo, lo giuro. A modo suo violento, ma allegro, pensando alle violenze d’oggidì. Ed ecco l’esagerato Don Camillo prendersi il cartellino rosso e l’espulsione da Brescello e l’esilio in una chiesetta di montagna. Ma non aveva tutti i torti, il pretaccio manesco; e infatti si scopre che la partita, conclusasi con la vittoria dei Rossi, il sindaco se l’era comprata. Calciopoli Atto Primo. Ho conosciuto Guareschi da ragazzino. In casa – famiglia di reazionari – si leggeva il suo Candido. Ma soprattutto avevo uno zio salesiano, Don Luigi, ch’era stato il suo cappellano militare nel campo di concentramento di Sanbostel, in Germania, e ne parlava in continuazione prim’ancora del clamoroso successo letterario. Da buon zio prete, mi raccomandò a lui quando mi misi in testa di fare il giornalista, ma non ci fu nulla da fare: Giovannino aveva già iniziato il difficile percorso verso la condanna e Candido languiva. Ricordo che mi trovai tutto solo, davanti alla vecchia Rizzoli, disperato come può essere un giovane perduto per Milano. Mi salvò l’istinto di conservazione, un tram che mi portò fino a piazza Cavour, dov’era la redazione della Notte, il quotidiano nato insieme a Don Camillo. Bussai e mi fu aperto. Chiesi di Nino Nutrizio e mi accolse. Scoprii che un grande direttore poteva comandare un giornale e indossare una giacchetta di panno azzurra come i suoi occhi…Ma questa è un’altra storia.

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10 Responses to Il derby di Guareschi

  1. S&G ha detto:

    Gent. Italo Cucci,
    Guareschi non identificò nei propri libri il paese di Brescello come sfondo delle vicende tra Peppone e Don Camillo. In realtà fu il regista francese Duvivier, che, in cerca di un paese dove ambientare il suo film, pensò di usare Brescello. L’unico paese da lui visitato dove nella stessa piazza si trovavano sia la chiesa ed il municipio. La scelta di Brescello fu opera del regista francese e aveva poco a che fare con l’autore dei bellissimi libri, che pensava più alla bassa padana. Insomma, legare l’autore Guareschi alle avventure di e del Brescello è una forzatura che trovo fuori luogo e che i lettori e l’autore di questo articolo dovrebbero sapere e/o ricordare.
    Distinti saluti
    S&G

  2. S&G ha detto:

    Comunque, complimenti per l’articolo che mi ha permesso di ricordare le bellissime immagini dei film con Fernandel e Gino Cervi.
    Saluti
    S&G

  3. Italo Cucci ha detto:

    Caro amico, non so che conoscenza ella abbia dei miei paesi. Dove il Comune e la Chiesa son quasi sempre insieme nella piazza principale. In ogni caso, bisogna avvertire quelli di Brescello che da mezzo secolo – vivo Guareschi – sono convinbti di essere stati prescelti da Giovannino. Indipendentemente da Duvivier. Se loro ci credono, perché io no?

  4. qpateso ha detto:

    Gentilissimo Italo Cucci, mi permetto di smentire in parte ciò che ha scritto S&G. Brescello è la città di Don Camillo e Peppone dal 1951, quando Rizzoli, Guareschi e Duvivier la scelsero per la trasposizione cinematografica. Pertanto Guareschi è partecipe della scelta del paese, anche se solo per la sceneggiatura del film.
    Complimenti per l’articolo.

    Un brescellese.

  5. S&G ha detto:

    Gentilissimi ICucci e Qpateso,
    Quanto vi ho riportato l’ho letto poche settimane fa nel museo di Brescello. Andrò di persona nei prossimi giorni per controllare e poi vi farò sapere. Per il momento vi saluto e vi ringrazio ancora per l’attenzione.
    S&G

  6. Giuseppe Vezzani ha detto:

    Capito per caso in questa pagina web oggi 26 luglio 2007 e leggendo l’ottimo pezzo di Italo Cucci ed il commento di S&G non posso fare a meno di dire qulcosa. Innanzitutto ringrazio Cucci per il ricordo di Guareschi e di Brescello. Nel pezzo traspare la sua grande passione per Guareschi e questo mi riempie di gioia. Mi permetto quindi di invitarla nel nostro paesino per passare insieme qualche ora nei luoghi che furono di Peppone e Don Camillo. in quell’occasione le farei vedere il campetto che fu utilizzato per le riprese della mitica partita. Vorrei invitare anche S&G che, da quel che scrive, deve aver fatto un po di confusione. Brescello fu scelto da Divivier e da Guareschi per esigenze di natura cinematografica (il municipio e la chiesa che si guardano in cagnesco….). Giovannino avrebbe preferito il suo paese natale Fontanelle di Roccabianca ma poi fu entusiasta della scelta. Tenete presente, e qui S&G si confonde quando parla di una scelta che sarebbe dovuta cadere in un paese della bassa padana, che il comune di Brescello è a pochi chilometri da Roccabianca, che ad ovest confina con la provincia di Parma (e quindi con la bassa parmense) e che di paese della bassa padana si tratta. Comunque per parlarne meglio ribadisco il mio invito a Brescello. Grazie a tutti per l’attenzione. Evviva Giovannino Guareschi
    Giuseppe Vezzani – Sindaco di Brescello

  7. S&G ha detto:

    Grazie al sindaco di Brescello, Giuseppe Vizzani, che vedo confermare la mia ipotesi per cui “Brescello fu scelto da Divivier e da Guareschi per esigenze di natura cinematografica (il municipio e la chiesa che si guardano in cagnesco….)” appunto per la sua piazza particolare. Un caro saluto a tutti.

  8. S&G ha detto:

    Rieccomi.
    Ho acquistato (nel museo di Brescello) l’autobiografia di Giovannino Guareschi. Ecco come racconta, a pagina 273, la ricerca del paese dove ambientare il film:
    “Il regista Duvivier intanto arriva in Italia.
    Visita la Bassa parmense per trovare il paese per il esterni di ‘Don Camillo’. Lo accompagno io il primo giorno iniziando il giro a Busseto e passando dal mio paese Roccabianca. (…) sono spiacente anch’io ma per un’altra ragione: a Duvivier Roccabianca non piace ‘cinematograficamente’, come non gli piacciono tutti gli altri paese della Bassa che gli indico. Il giorno dopo mi sostituisce come guida l’amico Francesco Borri e Duvivier sceglie Brescello, nella Bassa reggiana”

  9. […] fascisti. Non a caso nel decoroso salottino di casa mia si sarebbe letto, più avanti, il Candido di Guareschi; non a caso, il primo giornale su cui potei scrivere davvero (pagato, insomma) fu Lo Specchio di […]

  10. […] le parole così come l’aveva felicemente rappresentato coi piedi. Eppoi, quello squadrone faceva parte del suo piccolo mondo guareschiano, uno degli obiettivi di chi scendeva dall’Appennino – lui da Pianaccio di Lizzano – e […]

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