Lasciateci la Bibbia, come voi avete il Corano

GiornaleLa strage nella casa editrice Zirve a Malatya è il segnale sanguinoso di un problema grave nel mondo islamico: la mancanza di libertà religiosa. In teoria, la libertà di praticare la fede cristiana esiste, ma nella pratica le autorità degli Stati musulmani non consentono che la Bibbia venga stampata e nemmeno importata. Anche libri, riviste e letteratura religiosa vengono regolarmente sequestrati nei Paesi islamici che siano arabi, asiatici o africani. Negli aeroporti, alla dogana, nelle abitazioni private, alla Posta: ovunque ci sono controlli e sequestri. Per non parlare delle perquisizioni della “polizia religiosa” in Paesi come l’Arabia Saudita che registrano, controllano e confiscano il materiale religioso cristiano considerato anti-islamico. Per le autorità musulmane, stampare la Bibbia e farla conoscere fa più paura delle riviste pornografiche e dell’alcol che, malgrado il controllo delle autorità di frontiera, arrivano nel mondo islamico con i mezzi più insoliti. Tanto il Marocco che la Tunisia, poi, producono, consumano e esportano sia vino che alcolici. Ma qual è la ragione di questo accanimento contro la Bibbia? Per i musulmani il Corano è l’ultima scrittura rivelata. Dunque la Bibbia, come la Torà, possono “inquinare” la mente islamica, distorcere il pensiero ortodosso e mettere in pericolo la fede degli adepti all’Islam. E il nocciolo della controversia gira intorno alla figura di Gesù. Perché il Corano nega che Gesù sia stato crocifisso. Ma non ci avevano detto che la Turchia era laica, aperta e libera?. Il massacro di Malatya svela crudelmente le persecuzioni che i cristiani subiscono nei Paesi a maggioranza musulmana. E nella realtà la Turchia non fa eccezione perché è ben consapevole della sua identità islamica e vuole proteggerla con ogni mezzo: rendere difficile la costruzione di nuovi luoghi di culto cristiano, proibire la pubblicazione della Bibbia, controllare i testi cristiani. Perché vietare il velo islamico e permettere le bevande alcoliche non significa garantire costituzionalmente ai cristiani la piena libertà di parola, di stampa e di religione. Aspettiamo ancora di sentire la voce delle istituzioni e degli esponenti musulmani in Europa che dovrebbero trovare il coraggio, non solo di condannare la violenza contro i cristiani, ma di difendere la libertà di culto delle minoranze cristiane che vivono nei Paesi islamici. Come si fa nei Paesi europei. L’Organizzazione della conferenza islamica ha già preparato una conferenza internazionale per difendere i diritti delle minoranze musulmane in Africa, che si terrà dal 23 al 25 maggio prossimo a Maputo, in Mozambico. Anche se in nessun Paese africano è vietato ai musulmani costruire moschee, stampare il Corano e distribuire liberamente testi religiosi.

di Justo Lacunza Balda

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