Cari cattolici, sarete irrilevanti nel Pd

GiornaleCon appena una decina di anni di ritardo, dopo i congressi che si celebrano questa settimana dei Ds e della Margherita, vedremo il decollo ufficiale del Partito democratico. Preparatevi a un lungo tira e molla sul peso che avranno nella nuova formazione i due azionisti di riferimento, i post comunisti e gli ex popolari, e non perdete troppo tempo a cercare una bussola nella nebbia mediatica, un fuoco incrociato di dichiarazioni e di interviste, che circonda l’identità del Pd. Deciderà (o meglio: ha già deciso) la forza di gravità della politica che non è lieve come una comparsata in tv. Per la legge dell’artimetica che regola i rapporti di forza, per l’egemonia che deriva da una radice più integra, e innanzitutto per l’assetto delle forze politiche sullo scenario europeo, il Partito democratico altro non potrà essere che la versione italiana, riveduta e corretta, della grande famiglia socialista. Dentro la quale la componente dei cattolici democratici non potrà che svolgere una funzione già vista nel film del Novecento politico (ricordate gli indipendenti nel Pci?): una minoranza, attiva e pensante. Ma pur sempre una minoranza. Non a caso, una delle teste più lucide della Margherita in transizione, parlo di Ciriaco De Mita, ha già inventato una sua architettura organizzativa con la quale i cattolici democratici dovrebbero almeno esistere e magari contare. E’ lo schema del Partito democratico federale, con un’autonomia regionale attraverso la quale gli ex popolari, e i loro alleati minori, dovrebbero competere con i post comunisti. Mi dispiace deludere De Mita, ma ammesso che questa teoria diventi regola (vera, non finta), quanto conteranno iscritti e dirigenti provenienti dalla Margherita della Campania, rispetto ai diessini dell’Emilia, della Toscana, della Lombardia, dell’Umbria? Sono e resteranno una laterale minoranza. Tanto più che il fatto nuovo, la nascita del contenitore, produrrà un effetto leva sulle giovani generazioni, l’universo associativo, la retorica lo definisce il popolo delle primarie, della base, dove la voce più forte e più organizzata è proprio quella della sinistra. E’ chiaro che il Centro moderato, quello disegnato da Pier Ferdinando Casini al recente congresso dell’Udc, a questo punto ha un grande spazio, non solo elettorale, nel quale pescare nuove adesioni. Uno smottamento dal versante di destra del Partito democratico, parallelo alla rottura a sinistra dei Ds, è prevedibile, anche se le dimensioni sono tutte da verificare. E da alimentare con una convincente proposta politica. Una cosa è sicura: dopo i congressi dei Ds e della Margherita, i cattolici democratici saranno schierati con chiarezza. Da una parte, una minoranza, con il centrosinistra; dall’altro versante, auguriamoci una maggioranza, con il centrodestra. Sarà una bella partita, e di sicuro ne guadagnerà tutta la politica italiana.

di Antonio Galdo

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