Per i pechinesi siamo razzisti

Uno spettro si aggira per l’Europa, ed è quello del razzismo anti-cinese. Comincia così, parafrasando Marx , un lungo articolo apparso ieri sul governativo Quotidiano del Popolo dedicato agli scontri fra la comunità cinese di Milano e la polizia. Secondo l’anonimo autore, che per vedere il suo articolo pubblicato in prima pagina deve essere almeno un membro di alto rango del Partito comunista, il 12 aprile una donna cinese è stata gettata con violenza a terra dagli agenti della pubblica sicurezza italiana e, per difenderla, «oltre mille» suoi concittadini si sono lanciati in strada chiedendo «di fermare la discriminazione anti-cinese e il rispetto per i loro diritti». Per l’autore dell’articolo, questo scontro è soltanto uno dei sintomi di un più ampio movimento razzista che starebbe invadendo il continente europeo, divenuto teatro di una spietata caccia all’uomo contro gli immigrati cinesi «da sempre rispettosi della legge e desiderosi di integrazione ». Dopo aver elencato una serie di discriminazioni vere o presunte subite dalle comunità cinesi in Europa, arrivano anche i consigli a chi si sente vittima di discriminazione: mantenere il sangue freddo e fare del proprio meglio per far rispettare la legalità, ma all’interno della comunità, che deve rimanere unita e soprattutto chiusa all’esterno. In questo modo, uniformando gli interessi degli emigrati, «tutto si risolverà al meglio». Il motivo di questa tensione razzista pan-europea sarebbe da ricercare nella frustrazione per le capacità dei cinesi i cui prodotti sono sempre più bersaglio di embarghi e boicottaggi motivati dall’invidia dei produttori locali, incapaci di rispondere alla maggiore produttività cinese e, quindi, costretti a ricorrere alla violenza ed alla discriminazione. Un’analisi che rimbalza anche nelle comunità cinesi Italia, soprattutto quelle di Milano e di Prato, che denunciano presunti “accanimenti” di Guadia di finanza e polizia a caccia di irregolarità soltanto tra i cinesi, mentre “l’italiano della porta accanto” sarebbe mai controllato. Così la polemica cresce di tono. L’articolo del Quotidiano del Popolo va oltre le proteste ufficiali già espresse dal console di Pechino Milano e dal ministero degli Esteri cinese che hanno auspicato soluzione equilibrata» per i problemi tra immigrati cinesi e polizia, da risolvere «tenendo conto delle ragionevoli esigenze e degli interessi legali dei nostri residenti all’estero». L’articolo non è isolato nella sua battaglia a sostegno della linea dura che i cinesi d’oltremare devono tenere: in una vignetta apparsa su sohu.com, uno dei siti cinesi più cliccati, si vede un uomo a cavallo dai tratti simili a quelli Mussolini, che minaccia con un manganello una donna cinese cerca di proteggere con il braccio un neonato. La didascalia spiega “è il rischio che si corre in Italia”. Con questi interventi, molto opportunamente sprovvisti di firma, Pechino vuole far capire che i suoi connazionali all’estero sono una “risorsa importante” che può essere difesa con i mezzi diplomatici internazionali, ma all’occorrenza con ritorsioni commerciali sugli affari italiani in Cina. Una minaccia, per ora, soltanto teorica. Ma l’avvertimento è lanciato.

di Vincenzo Faccioli Pintozzi 

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34 Responses to Per i pechinesi siamo razzisti

  1. Woody Alessio ha detto:

    Già le repressioni che attuano loro a Falun Gong, Cristiani e islamici non le vogliamo mostrare?

  2. Ultime Notizie ha detto:

    In Cina non esiste la nozione di libertà democrazia e rispetto dei diritti del prossimo però bisogna ricordare che a Milano, la culla del razzismo, i vigili urbani multavano unicamente i cinesi mentre i cittadini italiani potevano quello che volevano. Le leggi devono essere uguali per tutti.

  3. Lorenzo Grossini ha detto:

    Seganlo che la discussione è stata ripresa anche da Libero Blog dove continua un dibattito parallelo. A breve riceverete i commenti del giornalista che ha firmato il pezzo sul nostro quotidiano

  4. Vincenzo Faccioli Pintozzi ha detto:

    Le repressioni del governo cinese alla libertà religiosa non sono mai state messe in dubbio. Quello che si voleva mostrare nell’articolo era la percezione cinese – che si definisce la Terra di Mezzo fra i mortali ed il cielo – degli scontri di Milano.
    Chiunque conosca la situazione di quel Paese, e lo ami come me, non fa sconti al suo comportamento anti-democratico e repressivo. Proprio per questo, però, non si può semplicemente ignorare il loro modo di ricevere e “digerire” i fatti che li riguardano.
    Per quanto riguarda le leggi, che devono essere uguali per tutti, posso solo aggiungere che per anni – a causa di una diffusa mentalità “vivi e lascia vivere” – la comunità cinese è stata lasciata a se stessa, e non si è integrata.
    E’ arrivato il momento di cambiare la situazione.

  5. Roberto ha detto:

    sono stufo di sentirmi ospite a casa mia, anche i giornalisti ci stanno marciando sopra alla grande, la verità è nata dall’esatto contrario ovvero da una vigilessa aggredita dalla cinese che stava subendo la contravvenzione ed i vigili occorsi per difendere la loro collega si sono trovati intorno un intero formicaio di quei sporchi musi gialli.
    non me ne frega niente di che cosa pensa Pechino, questa è casa nostra e le regole vanno rispettate se no fuori tutti.
    se un domani fossimo costretti a riunirci in gruppi eversivi contro questa sopraffazione io sicuramente ne farei parte.

  6. Val ha detto:

    E’ impressionante, quando uno conosce direttamente i FATTI, vedere come la stampa e la Tv danno immancabilmente una RAPPRESENTAZIONE che appare FALSA; ancor più impressionante è come a partire da ciò si forma una pubblica OPINIONE.
    C’è un cortocircuito deleterio tra realtà e percezione della realtà: potrà essere interessante dal punto di vista sociologico vedere come i cinesi “percepiscono” i fatti di Milano, ma è sintomatico che il medesimo post su Libero abbia già un titolo “distorto”.
    Tanto per mettere qualche puntino sulle “i”: i vigili di Milano hanno, per dieci anni, sistematicamente esentato i cinesi (e i loro clienti, anche italiani) dalle multe, tanto che qui in Paolo Sarpi la gente parlava apertamente di mazzette. La “percezione” dei residenti (percezione diretta, però!) è sempre stata quella di un trattamento di favore verso il commercio all’ingrosso, in mano ai cinesi. Gli scontri si spiegano anche come reazione a un’intransigenza giunta dopo anni di “impunità”. Oggi tutti i negozi sono tappezzati di manifesti che invocano il diritto al lavoro: nessun accenno alle presunte violenze. Quel che è sottointeso è: basta multe, dobbiamo lavorare.
    Chi parla di razzismo non ha capito nulla: si tratta di uno scontro di interessi confliggenti tra residenti e commercio all’ingrosso. Di certo la responsabilità generale è del Comune di Milano, ma un minimo di obiettività basterebbe per vedere che mentre i primi pretendono il rispetto di alcune regole vigenti (in primis quelle di carico e scarico) i secondi voglione essere liberi di non rispettarle.
    Vi parla uno che a Calderoli gli toglierebbe il diritto di parola…

  7. luigi ha detto:

    sarebbe interessante sapere cosa è stato fatto e dove ai trova il cinese e i suoi “complici”che si mise davanti al carroarmato in piazza tienamen in segno di protesta per la mancanza dei dirtitti umani. Tanto per rimanere in tema di libertà, di democrazia,di repressione e altre amenità.Mi sembra quanto meno criticabile parlare di un paese che non rispetta nè diritti umani nè i religiosi, in tono misericordioso.

  8. Paolo ha detto:

    …. SCUSATE MA CHIEDO….. COSA MAI SAREBBE SUCCESSO SE IN UNA CITTA’ COME PECHINO, AMMETTENDO AVREBBE MAI POTUTO ESISTERE UN QUARTIERE ITALIANO… CHE REAZIONE CI SAREBBE STATA DA PARTE DELLE AUTORITA’ CINESI NEI CONFRONTI DI 2000 ITALIANI SE AVESSERO AGITO COME HANNO AGITO I CINESI DA NOI?
    MEDITATE GENTE….MEDITATE

  9. Emanuele Nanetti ha detto:

    Sono arrivato a questa pagina seguendo il blog di libero, ed ho come l’impressione che farebbero meglio a cambiare il nome al sito…
    Io sono in Giappone adesso per lavoro, ogni giorno sono a contatto con “stranieri”, ma in effetti sono IO lo straniero, sono IO l’extracomunitario qui e sento la differenza perchè qui hanno un po’ “paura”, per lo stesso motivo penso che serva tentare di essere giusti, di trattare tutti nello stesso modo, italiani o stranieri, tutti nel rispetto delle stesse regole, insieme.

    La mia ragazza è giapponese, non cinese, ma a noi italiani importa poco… l’idea è solo “muso giallo” (vedi poco sopra) e per questo ho un po’ paura.
    A nessuno interessa di che popolo sia, se fa 10 ore di lavoro al giorno o no, se vuole vivere serenamente nel nostro Paese, rispettando tutte le regole.
    Lei vuole vivere in Italia, ma io temo l’IGNORANZA delle persone che non provano neanche di chiedere o di capire.
    Spero che non abbia mai problemi come giapponese nella nostra Italia, così come io non ho MAI avuto problemi come italiano (comunque straniero) in Giappone.
    La prima cosa da ricordare è il rispetto reciproco, cosa che noi italiani siamo bravi a chiedere agli altri, ma non altrettanto bravi a dare.

    Mi spiace davvero che questo sia quello che l’Europa e il mondo vedono…
    Sento che in qualche modo siamo indietro…

  10. Massimo ha detto:

    A leggere certe cose, addirittura affermazioni e prediche da parte della Cina comunista, mi verrebbe voglia di far vedere come realmente si comporta un “razzista”, così comprenderebbero materialmente la differenza che c’è con la nostra legittima aspirazione a comandare a casa nostra.

  11. Giampiero ha detto:

    Sono un vostro lettore
    mi chiamo Giampiero Pagliochini, ho l’hobby dei viaggi in moto, un pò per tutto il mondo, questo mi da la possibilità di vivere l’esperienza al completo, anche quando è negativa, sulle mie spalle ma l’argomento è altro mi riferisco agli scontri di Milano, oramai in Italia chi arriva fa il padrone, di sicuro ci sarà un approccio che non il più pertinente ma scusatemi non capisco. Il nostro paese è diventato un barzelletta, se io pensassi di fare quello che è successo ieri a Milano in un quartiere di Pechino, mi farebbero un post. alla grande, ho rispettato sempre tutti, non mi sono mai permesso di offendere gli usi e costumi degli altri, a partire dal mondo islamico per finire in Asia, appunto Asia ho l’esperienza diretta dopo 8000 km di Cina in moto, di due avvenimento che la dicono lunga. Il primo l’investimento da parte di un amico con un 4×4 di un ciclista, purtroppo il poverino è morto, il nostro amico è stato 25 gg confinato in un hotel, fortunato, ma ha dovuto sborzare milioni su milioni e l’unica colpa che aveva che un ciclista distratto gli si era messo ad un certo punto nel mezzo della strada, l’altra sulle mie spalle, piazza Tien’amen sono con la moto davanti alla città Proibita per fare delle foto,un poliziotto, per nulla galante mi minaccia di arrestarmi, ho tutto in regola, l’unica colpa che ho è qualla di non aver letto il divieto in cinese che non mi da la possibilità di entrare in centro da cinque km prima, è stata dura far capire che il cinese non è una lingua mondiale, ma ero in Cina, concludo in questo paese di BARZELLETTE dove DICO, VALLETTOPOLI, GRANDE FRATELLO e mi fermo, sono il trend quotidiano, noi italiani siamo le vittime di un sistema che non è ne autorevole e tanto meno non si rispetta l’autorità, d’altra parte se la scuola come la società è una fabbrica di incapace, politici compresi, cosa vuoi aspettarti chi ha più GENITALI alza la voce e di sicuro i cinesi da questo punto di vista non sono da meno per non parlare digli altri che sono peggio. Non sono razzista e tantomeno ottuso ma le regolo vanno rispettate, a me lo ricordano tutti i giorni sia al lavoro che come esco di casa.

    Grazie Giampiero Pagliochini
    Tel.347/5091501

  12. Lorenzo Grossini ha detto:

    @roberto: Innanzitutto pregherei di evitare commenti del tipo” sporchi musi gialli”, credo non portino da nessuna parte e qui non amiamo gli insulti gratuiti. Poi la tua esperienza personale ti può aver fatto arrivare a pensare ciò, ma ci sono altri modi di esprimersi credo

    @val: per il titolo distorto di libero blog, purtroppo loro hanno l’abitudine di prendere i post e inserirli come meglio credono, a volte (come in questo e in altri casi) senza avere la compiacenza di avvertire. Ad ogni modo permettono alle opinioni di raggiungere un bacino di utenza più ampio (360 commenti su libero, 11 sul nostro blog)
    Anche mio padre abita in via Paolo Sarpi e anche lui mi ha raccontato i fatti sotto un’altra ottica. Dipende sempre da dove si osserva la vicenda e se le notizie sono di prima mano o mediate. Visto che non tutti abitano in via paolo sarpi…traine tu le conclusioni, insomma ci vuole un bel lavoro giornalistico

    @Emanuele Nanetti: chi dovrebbe cambiare nome al sito? noi o libero? Ci tengo a precisare che il post (o meglio l’articolo, visto che è apparso anche sul giornale) parla di un articolo pubblicato Quotidiano del Popolo, quindi nulla di inventato, ma fatti riportati da Vincenzo Faccioli Pintozzi per chiunque non capisca il cinese. Detto ciò, mi vado subito a leggere il tuo blog, perchè sono un appassionato di giappone e cultura giapponese 🙂

    Per il resto i discorsi sul come si comporterebbero i cinesi se noi facessimo ciò che loro hanno fatto da noi, fanno riflettere. Purtroppo, non ho esperienza diretta di quel paese, ma solo da racconti (grazie Giampiero per la testimonianza) o cronaca o film (senza arrivare all’angolo rosso magari…)

    Aspettiamo ulteriori commenti per ravvivare il dibattito e le risposte di chi ha già partecipato

  13. 4Lb3Rt0 ha detto:

    Cmq la vignetta è nulla rispetto a quelle che appaiono in prima pagina di Libero (inteso come quotidiano).

  14. luigi ha detto:

    XGrossini,
    come puoi pensare a ravvivare il morto dibattito se ignori volutamente i commenti non graditi? Luigi.

  15. Vincenzo Faccioli Pintozzi ha detto:

    Caro Luigi, il “cinese” che si mise davanti al carroarmato di piazza Tiananmen è sparito nel nulla da anni. Probabilmente è morto. Non per questo, però, lo si dimentica: ogni anno, me “Madri di Tiananmen” (v. articolo apparso su L’Indipendente) ricordano la strage del 4 giugno e chiedono verità e giustizia per i loro figli morti.
    Detto questo, il “Paese Cina” non rispetta i diritti umani nè quelli religiosi, ma non è detto che questa mentalità appartenga a tutta la popolazione cinese. Il Partito comunista ha 70 milioni di membri, ma i cinesi sono 1.700.000.000.
    Parlarne in maniera “misericordiosa” è un commento fuori luogo. Nel mio articolo ho riportato un’analisi apparsa su uno dei maggiori quotidiani comunisti cinesi, ma solo per dare un’idea della percezione che loro hanno dei fatti di Via Sarpi.

  16. Lorenzo Grossini ha detto:

    Caro Luigi, assolutamente non ignoro i commenti non voluti, dico solo di utilizzare un linguaggio civile. Chi vuole esprimersi è libero di farlo. Se poi intendi che non abbia detto nulla in risposta al tuo commento, forse mi è sfuggito. Il commento ad ogni modo ti è arrivato da Vincenzo, che conosce bene il panorama cinese e di sicuro ti ha risposto in maniera più appropriata rispetto al sottoscritto

  17. Emanuele Nanetti ha detto:

    Grazie per la risposta.
    Capisco bene che non ci sia nulla di inventato, che stiamo parlando di fatti.
    E proprio per questo sono ancor più preoccupato per la mia ragazza.

    Spero davvero che non diventi una “caccia alle streghe” e che gli italiani dimostrino ancora una volta il volto accogliente del nostro Paese.

    Credo che il sito libero.it dovrebbe cambiare nome… ho l’impressione che la “moderazione” dei commenti a volte sia distante dal concetto di libertà, a volte troppo vicina.

    Grazie di nuovo…

  18. luigi ha detto:

    @ Faccioli
    quello che si deve dire non è la quantità di persone che non condividono, ma è ciò che impone il regime ,perchè il resto è acqua fresca.Se un popolo non può dire o fare nulla che non sia autorizzato o gradito al partito, compreso in particolar modo, il dissenso; tutto il resto sono espressioni numeriche.Non per nulla ho parlato di Tienamen,espressione di contrapposizione ad un regime autoritario.Vedi la stora è piena dei medesimi errori e la critica o opposizione sono costumi.Oggi parliamo dell’olocausto, parliamo dei regimi europei dittatoriali,Non credi che non serva a niente?se gli errori si ripetono?
    @ Grossini
    Vorre dire a Grossini che nella risposta al mio precedente commento ha parlato di mancanza di un libguaggio civile. Il mio commento era privo di qualsiasi linguaggio incivile a meno che non mi richiami le parole o le frasi che lo hanno convinto della mia inciviltà.Bisogn leggere con attenzione per non prendere abbagli

  19. luigi ha detto:

    nella battuta si è evidenziato l’errore: “..la critica o opposizione sono POSTUMI” .Luigi

  20. Lorenzo Grossini ha detto:

    @Luigi:
    Ovviamente c’è un misunderstanding. Mi spiego. Visto che l’unico commento non gradito poteva essere quello di roberto, visti i toni troppo coloriti e offensivi, credevo tu ti riferissi a quello quando hai detto: “…se ignori volutamente i commenti non graditi?…”. Assolutamente il tuo commento non aveva alcunchè di offensivo, quindi mi scuso se ti sei trovato offeso dalle mie parole. Spero tutto sia chiarito ora

  21. Vincenzo Faccioli Pintozzi ha detto:

    Caro Luigi, ti inviterei a riflettere su questo: il dissenso cinese, che esiste e sa esprimersi, viene costantemente ignorato da media e governi occidentali. A fronte di una repressione dittatoriale, cosa può fare un popolo se denuncia quello che va male e viene ignorato da tutti?

  22. luigi ha detto:

    @vincenzo
    Un popolo può ribellarsi a costo della vita. Vedi gli indiani che si sono fatti uccidere andando dietro al Mahatma Gandhi.O come abbiamo fatto noi italiani, prima contro gli austriaci, poi contro lo stato pontificio e da ultimo contro i nazi-fascisti.Casi simili ci sono stati a volontà.Si tratta di essere convinti,di volerlo fare e di battersi finio alla fine.

  23. Val ha detto:

    Lorenzo: purtroppo quanto più la discussione si allarga tanto più si fa caotica e improduttiva, per non dire becera e insopportabile… Basta vedere i commenti sul blog di Grillo. Per questo non sono intervenuto su Libero ma qui.
    Ovviamente, da abitante di Paolo Sarpi, sono interessato non tanto ai dibattiti teorici quanto alla soluzione pratica di un problema concreto.

    E’ quindi con un senso di disilluso pessimismo che leggo gli interventi di questo blog, che pure sono molto civili. Non so bene come spiegarmi: mi pare che fatti come quelli di Paolo Sarpi, non solo qui (altrove, vedi Libero, è molto peggio), abbiano dato la stura a tutti i pregiudizi possibili, in un senso e nell’altro. Tutti hanno un’opinione da esprimere (dev’essere la malattia del nostro tempo), molti pontificano di massimi sistemi, nessuno dà segno di voler capire. Tutti hanno già capito, devono solo commentare. Mah! Trovo superficiale liquidare il problema con il luogo comune “dipende da dove si osserva la vicenda”. Non credo: esiste una realtà oggettiva al di là dei punti di vista (il mio compreso) che va fatta emeregere stando ai fatti.

    Per quel che mi riguarda, sto cercando di organizzare un incontro con la comunità cinese in modo da discutere di ciò che è successo e dei problemi effettivi in modo pubblico e trasparente. Speriamo che non si riduca tutto a una contrapposizione di opinioni.

  24. Lorenzo Grossini ha detto:

    La mia esperienza personale, girando in alcuni vicoli dalle parti di Sarpi, era quella di non trovarmi in Italia. Vuoi per le vetrine dei negozi, vuoi per i volantini, vuoi per i manifesti, vuoi per la gente. Non dico sia un male o un bene. Una sensazione strana (scusa ancora il discorso da dibattito teorico…).
    Per il resto trovo che cercare il dialogo, come dici tu, sia la soluzione migliore. Non mi pare una cosa facile. Qualcuno ha già risposto al tuo appello? In che termini hai posto la questione e in che modo ti sei interfacciato con l’uditorio cinese?
    Che altro dire, tienici informati sugli sviluppi. Quale migliore esempio di citizen journalism di questo?

  25. Val ha detto:

    Da dibattito teorico sono altri interventi che parlano astrattamente di grandi temi a partire da notizie distorte o parziali di fatti che alla fine diventano solo un puro pretesto.

    Sulla “cinesizzazione” del quartiere, forse non è né un male né un bene, è questione di gusti. Quel che è male è la trasformazione di un quartiere storico in una piattaforma logistica a cielo aperto per il commercio all’ingrosso. Lattai, panettieri, fiorai, cartolai, falegnami, giocattolai, parrucchieri, macellai, salumieri, pastai, colorifici, ortolani, orefici, orologiai: in pochi anni è sparito tutto. Fossero subentrati i cinesi al posto degli italiani, passi. Ma questo è troppo. La liberalizzazione delle licenze senza alcun piano del commercio (grazie, caro Albertini…) dimostra come il lassaiz faire senza regole produca mostri.

    Dal mio parziale punto di vista, dunque, la responsabilità della situazione è del Comune di Milano, con una corresponsabilità della comunità cinese che ha continuato a investire nella zona conoscendo le regole di carico e scarico, sapendo di un’opposizione generale al diffondersi dell’ingrosso e nonostante sia del tutto evidente che la struttura urbanistica del quartiere non è adatta al traffico pesante (e inquinanate) indotto dall’ingrosso.

    Non voglio essere noioso quindi vi risparmio (o rimando a prossimi post) altri dettagli interessanti. Ricordo solo che un anno fa scrissi alla Moratti dicendo più o meno: avete approfittato per 10 anni del fatto che la protesta contro l’ingrosso è sempre stata civilissima e per nulla razzista per non fare nulla. Ora però le cose stanno peggiorando, se non intervenite prima o poi capiterà l’episodio che farà scoppiare qualche incidente. Triste soddisfazione aver previsto certe cose, anche se devo registrare con grande soddisfazione che la contrapposizione residenti-commercianti, nenache in questi giorni, si è mai trasformata in scontro cinesi-italiani.

    Però il dialogo è difficilissimo. C’è qualche speranza con le seconde generazioni, che almeno parlano italiano. Il miei contatti sono appena iniziati e sono per vie talmente traverse che passano da… Prato (dove c’è una associazione di cinesi in Italia). Di sicuro non è un luogo comune (lo riconoscono i cinesi stessi) la chiusura della comunità cinese. Poi ci sono chiusure calcolate e un po’ sospette come quelle dell’ineffabile console cinese a Milano, il quale non si è mai presentato ai tavoli di lavoro del Comune con le associazioni di rappresntanza del quartiere. Vedremo. Grazie dell’interesse, non è semplice muoversi con ragionevolezza tra gli slogan precotti dei leghisti xenofobi da un lato e dei centri sociali dall’altra…

  26. Lorenzo Grossini ha detto:

    Da subito, personalmente, mi ero concentrato più sulla questione razziale, ma il problema che tu dici della zona che non è adatta a sostenere gli oneri del carico e scarico da grandi magazzini all’ingrosso, mi pare innegabile.
    Sempre per tornare alla questione razziale di cui prima ti segnalo questo video e questo articolo curati da due studenti della cattolica di milano. La prova sembra evidente: multe per i carrelli solo ai cinesi. Agli italiani solo in casi estremi.

  27. Val ha detto:

    Conosco l’articolo ed è emblematico di come la rappresentazione giornalistica di una situazione di cui si ha esperienza diretta risulti quasi sistematicamente distorta (almeno, è quello che è sempre capitato a me).

    Qualche precisazione. La prima, semplicissima, è questa: i carrelli sono utilizzati solo ed unicamente dai cinesi. Nessun italiano (nemmeno i clienti dei cinesi) utilizza i carrelli, mai: questo è un dato di fatto assolutamente incotrovertibile e dimostrabile con una facilità disarmante. Dunque la prova è nulla. (La prova è nulla, e l’esperimento viziato nelle sue premesse, mi permetto di aggiungere). Tra l’altro la questione delle multe riguarda soprattutto i furgoni che, ancora oggi, godono di una notevole “impunità”.

    Seconda precisazione, più complessa: resta vero che la politica di multare i carrelli è, per l’appunto, politica. E’ concepita come risposta (tardiva e perciò inadeguata) alle proteste dei residenti che lamentavano di non poter nemmeno circolare sui marciapiedi. Esiste una norma che impedisce l’uso di carrelli, la quale, per dieci anni e fino a due mesi fa, non è mai stata fatta minimamente applicare. Oggi è, di fatto, un bastone scientemente messo tra le ruote del commercio cinese. Ovvio che da parte dei commercianti sia visto male (meno ovvio che la protesta avvenga a furia di cazzotti, ma questo è un altro discorso).

    La verità è che tra commercio e all’ingrosso e residenti (non tra cinesi e italiani, non mi stanco di ripeterlo!) c’è un conflitto di interessi insanabile, aggravato da un lassismo irresponsabile delle due giunte Albertini. Risultato: o si lascia il quartiere in mano all’ingrosso, alla sosta selvaggia, alla sporcizia montante, oppure si comincia a pensare a una delocalizzazione dell’ingrosso in qualche zona industriale.
    Per una lunga serie di ragioni che a me appaiono abbastanza evidenti, la soluzione più giusta è la seconda. L’importante è che i commercianti cinesi siano incentivati e aiutati dal comune in questa delocalizzione.

    Ciao, e scusate la lughezza, ma la realtà è sempre più complessa di nostri slogan, no?

  28. Lorenzo Grossini ha detto:

    Come diceva il saggio: “la seconda che hai detto”. Mi sembra ovvio che trattandosi del centro di milano, per di più di una via a senso unico, stretta, in zona residenziale e adibita a uso “vasca pomeridiana”, non possa diventare una zona di carico scarico.
    Non è nemmeno pensabile una zona “kiss & fly” come quelle degli aeroporti.
    Perfettamente d’accordo sul fatto che non si tratti di una questione razziale quanto di semplice educazione civica e di buon vicinato se vuoi. Ma più la prima in questo caso.
    Altro che lunghezza, i tuoi interventi sono sempre precisi e puntuali. Oltre che perfettamente in topic, quindi dilungati pure tutte le volte che vuoi…

  29. Val ha detto:

    Altra precisazione di altra natura. Dici che ti eri concentrato sulla questione razziale: ma perché? Perché tutti (i media italiani per pigrizia, quelli cinesi per calcolo, i leghisti e xenofobi vari per riflesso condizionato) hanno subito interpretato la cosa con le categorie dello scontro razziale quando invece non è affatto così. Una prova evidente è il fatto che non c’è mai stato, né in passato né ora, alcun incidente “interetnico”.
    Non son così ingenuo da non capire le difficoltà di convivenza tra “autoctoni” e stranierei, tanto più quando questi raggiungono percentuali consistenti.
    Ma evocare i fantasmi del razzismo è un’arma a doppio taglio: può servire a mantenere alta la guardia, ma può facilmente diventare una profezia che sia autoavvera.

  30. Val ha detto:

    Wow… che risposta rapida! Grazie, anche se so che quando mi dicono “precisi e puntuali” vuol dire “pedanti”… 🙂

    Sul kiss & fly, perfettamente d’accordo. Una soluzione possibile è che alcuni dei negozi all’ingrosso si trasformino in show room un po’ più eleganti, in negozi di rappresentanza o qualcosa del genere.
    Di certo molti figli dei commercianti, che oggi studiano alla Bocconi per esempio, nel futuro faranno altro… vedremo!

  31. Lorenzo Grossini ha detto:

    Lo spero bene che migliorino i loro show room, anche perchè definirli tali mi pare proprio un complimento…girando per quelle pelletterie a cielo aperto mi faceva ricordare i negozi dell’usato di mont martre a parigi…solo grossi il doppio. Poi già il kiss & fly a milano (come anche qui a roma…) è già abusato di per sè, come se bastasse mettere le 4 frecce per avere un parcheggio legalizato (“ma non vedi che ho le 4 frecce, cosa suoni a fare il clacson?”). In Paolo Sarpi forse sarebbe il delirio.
    La questione razziale viene ovviamente dal fatto riportato, che sia veritiero o meno, del “sei cinese e hai il carrellino allora ti multo, sei italiano e hai il carrellino, allora non ti multo”.

  32. Val ha detto:

    Sparatoria in Chinatown. Due morti ammazzati per strada.
    Uff… l’aria comincia a farsi pesante.

  33. Lorenzo Grossini ha detto:

    speriamo non diventi presto irrespirabile…

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