Anche la laurea diventa un business da 50 milioni

Non c’è stato niente da fare. L’Italia si è laureata campione del mondo a dispetto di facilitazioni e favoritismi dall’alto: siamo il Paese che ha il maggior numero di iscritti che non arrivano al titolo accademico. Gente che molla tutto e si siede sugli allori, che anzi quando sente puzza di lauro se la dà a a gambe in preda a una crisi allergica. C’è stato lo sconto di pena, che ha trasformato la laurea da quinquennale a triennale, c’è stata il patteggiamento, che con qualche migliaio di euro gli permetteva di addolcire gli insegnanti e recuperare più velocemente gli esami mancanti,e c’è stata anche la trasformazione dei corsi accademici in nostalgiche giornate di liceo. Le hanno provate tutte per salvarli . Ma loro, i giovani universitari, niente. Non bastano università a conduzione familiare, università rassicuranti – di cui si è occupato L’Indipendente – in cui circolano da lustri gli stessi volti noti, accompagnati da amici e parenti. Nemmeno gli atenei virtuali che più virtuali non si può. Persino di fronte alla tesi, chi sa fa, e chi non sa mette mano al portafoglio. A tal punto che quelli più demoralizzati se la fanno scrivere da un altro a pagamento. Una simpatica “mandrakata”, come la definiscono i ragazzi, una furbata più familiarmente nota agli avvocati sotto il nome di falso ideologico. Che ormai è pratica comune nei nostri atenei. Lo dimostra, una volta di più, una ricerca della rivista Studenti magazine, che all’argomento ha dedicato l’inchiesta principale del suo ultimo numero: da un loro sondaggio risulta che un laureando su cinque, il 20 per cento del totale, si fa scrivere la tesi da una società di consulenza o da un “free lance”, uno scrittore che non ha smanie autoriali, diciamo così. I prezzi variano dai 1.200 ai 5.600 euro del servizio deluxe completo di correzioni (26 euro a pagina più la bibliografia). Il costo della cultura in comode rate. Calcolando un prezzo medio di duemila euro per il 20 per cento dei 143mila laureati del 2005 stiamo parlando di un giro d’affari di oltre 50 milioni di euro l’anno. Il meccanismo è semplice: basta inviare una e mail a una società di consulenza tesi (le bacheche universitarie sono piene dei loro annunci, ma ne esistono una decina pubblicizzate anche su Google), la risposta arriva entro un’oretta col tariffario, si firma un contratto – che ovviamente non riporta il reale stato dei fatti – e si parte. Ma ci sono buone notizie anche per i più spilorci o i più straccioni: su eBay una vecchia tesi da aggiornare viene via per meno di 100 dollari. Certo però bisogna lavorarci un pochino. E accidenti, ammesso che si conosca un’altra lingua, saper mettere insieme una traduzione che all’interno della stessa frase presentino soggetto e verbo, magari con la coniugazione azzeccata. Perché lo scoramento dei giovani dottori aspiranti nasconde anche un altro piccolo dramma: il terrore di confrontarsi con l’italiano, e scoprire di non conoscerlo. Non molti anni fa una ricerca dello storico della lingua Francesco Bruni ha mostrato come alla maggior parte degli studenti universitari, ivi compresi quelli di facoltà umanistiche, sia estraneo l’italiano scritto. Quanti guai ci combina il dolce stil novo. Fortuna che adesso, per i più ambiziosi, bastano i soldi.

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