Il partito democratico mano santa per il centrodestra

GiornaleLa politica non è come il calcio, e a volte devi convincerti a fare il tifo per gli avversari. Perfino quando senti puzza di imbroglio, di carte truccate, di quella goldoniana arte della dissimulazione così cara a un pezzo sempre più obsoleto del nostro establishment. Più si avvicina l’ora x dei due congressi ( Ds e Margherita) che sanciranno formalmente la nascita del Partito democratico e più è chiaro il modello feudale, autoreferenziale, tipico delle oligarchie senza spina dorsale, con il quale si sta mettendo in campo una nuova forza politica. Una fusione a freddo, tra gruppi dirigenti, dicono in coro gli stessi protagonisti dell’operazione. Peggio, molto peggio. E’ l’abbraccio tra due famiglie senza genitori e senza figli, un modello di Dico dello zapaterismo politico in salsa italiana, alle vongole. Nulla che possa scaldare cuori e attizzare cervelli. In fondo, il più onesto nell’autocritica è proprio Romano Prodi che attraverso le colonne dell’Unità, gigioneggia curiale su un fantomatico partito dei cittadini, per poi ricordare stizzoso che il Pd di oggi, nel suo impianto di base, altro non è che il suo Ulivo del 1995. Sono passati 12 anni, il mondo è cambiato un paio di volte, e il centrosinistra italiano è ancora inchiodato ai suoi conti in sospeso, a una guerriglia tra ex giovani di belle speranze, oggi tutti dirigenti che rischiano di non lasciare traccia della loro storia. Eppure, dicevo, dobbiamo fare il tifo per loro. Perchè, mi direte? Innanzitutto perchè il Paese, e non soltanto una parte degli elettori, ha bisogno di grandi forze politiche, partiti in grado con la loro massa critica di dare un indirizzo di governo, una stabilità e una vera alternanza al sistema democratico. Dobbiamo uscire dal tunnel affollato dai 23 piccoli indiani che, spalmati nelle assemblee locali, diventano una foresta di tribù pronte soltanto a difendere il loro effimero potere corporativo di interdizione. E dal tunnel non si esce con la magìa di una riforma elettorale, che pure serve, ma con una dirompente azione politica. Il Partito democratico, per quanto parto dell’equivoco e di uno stato di necessità più che di una limpida convinzione, è sicuramente un passo importante. Serve a fare chiarezza in una parte del campo, a fornirla di un ancoraggio. Da qui, eccoci al secondo motivo del nostro tifo, risulterà altrettanto necessario ( ma non sufficiente) dare una scossa nell’area del centrodestra, trascinandola fuori dalle secche in cui si è infilata proprio per la debolezza della sua organizzazione, per una tentazione, speculare a quella del centrosinistra, di difendere fortini e potere personale più che un vero progetto politico. Infine, Il Partito democratico liquiderà con il soffio della candelina spenta per un compleanno, l’equivoco del Centro. Avviato il Pd, sarà chiaro a tutti di quale Centro abbiamo bisogno: di un presidio, cioè, all’interno del centrodestra che ne diventi un punto di gravità e non la zona grigia dei possibili trasformismi. Un Centro che contribuisca a unire, e non a dividere. E a dare ai moderati, quelli veri nella loro radicalità e non quelli truccati con il loro furbismo, lo spazio e l’agibilità per sconfiggere gli avversari.

di Antonio Galdo

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5 Responses to Il partito democratico mano santa per il centrodestra

  1. Chris ha detto:

    Ero scettico sul Pd fino a pochi giorni fa, perchè basato su fondamenta fragili. Oggi invece credo che si farà, ma non perchè sia la logica conseguenza dell’Ulivo, ma perchè serve a riciclarsi politicamente ai DS ed alla Margherita che ormai non hanno più nulla da dire( se mai avessero poi detto qualcosa). E il Pd a mio parere, si propone al centro. Dei cattocomunisti alla vecchia maniera, perchè è innegabile che in Italia si vince solo se si riesce a raggruppare i moderati. Un partito in netta concorrenza con l’altro centro che si formerà fra Casini, Mastella ect ect.
    A questo punto tutti si muovono, tranne il centrodestra. Sono preoccupato. E mi riferisco a Berlusconi che temo non abbia ancora capito cosa vuole realmente fare. Fra pochi anni dovrà dire addio alla politica, non perchè abbia fallito, anzi. Dovrà dire addio per questioni di età. Ed è per questo che a mio parere Prodi non cade, perchè alla fine non c’è questa “spallata” e perchè alla fine la legge elettorale stenta a decollare. Cosa vuol fare da grande Berlusconi? E’ un dilemma, perchè se dovesse decidere di uscire pr sempre il centrodestra si ritroverebbe con in mano un pungo di mosche, con un “centro” rafforzato solo dall’altra parte e con tanti dubbi. Ma soprattutto con mezzo paese che a sinistra non vuole andare ma che non ha davanti un disegno politico alternativo sul quale poter fare affidamento.
    Tentenno…

  2. Antonio Galdo ha detto:

    Lei ha ragione: che cosa vuole fare da grande Silvio Berlusconi è ancora una domanda senza risposta. Una domanda essenziale per il centrodestra, perchè senza Berlusconi ci sarebbe soltanto l’implosione di questo schieramento. Noi abbiamo una speranza: che Berlusconi decida presto di dedicarsi a una nuova funzione di leader. Per accompagnare, senza più pensare all’ossessione della rivincita per palazzo Chigi, i veri moderati verso una nuova, grande casa, ancorata ai popolari europei. E i veri moderati, oggi più che mai, hanno un obiettivo preciso: unire, unire, unire.

  3. Francesco Mele ha detto:

    … non abbiatene a male ragazzi, ma credo manchi un “pezzo” alle vostre esternazioni, ma direi più alle vostre esperienze.
    Faccio parte di un’associazione, l’Associazione per il Partitto Democratico del Circondario Imolese, e vivo da vicino le perplessità, certo, ma anche la curiosità, la voglia di cambiamento, di partecipazione che molti hanno e che viene a galla solo grazie a questa nuova idea di fare politica. Molti di quelli che si avvicinano alla nostra associazione non hanno mai fatto politica; è gente che vuole dare il suo contributo di idee e partecipazione a questo Paese.
    La questione non è conoscere le radici, le oligarchie o chissà cosa, ma sapere dove andare, conoscere la società e cercarne di risolvere i problemi.
    Ancora una nota per chiarezza: quando enunciamo il principio di laicità del PD, non vuol dire che siamo contro la Chiesa, vuol dire che sappiamo che ognuno di noi è portatore di una verità relativa, nessuno ha verità assolute. Questo ci porta a confrontarci serenamente e il risultato è il frutto di un’unione, non di una sintesi fredda, delle nostre idee ed esperienze.
    La battaglia per il referendum sul maggioritario serve a far valere la collettività, a permettere che gli equilibri non siano il risultato di ricatti della serie “faccio cadere il Governo”…
    Potrei dilungarmi, ma preferisco chiudere qui con un invito: non cadete nel tranello di chi parla del PD “a freddo”, vivetelo, cercate chi si incontra, le Associazioni a voi più vicine, gli appuntamenti che sono tanti in tutt’Italia. Solo allora potrete capire dove e come nasce il VERO Partito Democratico.
    Un saluto caloroso a tutti

  4. Antonio Galdo ha detto:

    Caro Francesco, molti auguri sinceri, dall’altra parte del campo, per il suo partito democratico. Siamo sicuri, e sull’Indipendente ne abbiamo parlato, che ci saranno tanti “appuntamenti in tutta Italia”, anche con il motore delle associazioni, che daranno la sensazione di una luna di miele tra l’opinione pubblica e il Pd. Siamo invece molto più scettici su quello che lei chiama il “dove andare”, cioè il progetto, l’anima di un partito nuovo. Solo per restare ai temi da lei elencati: la laicità si è tradotta in un inconcludente e rissoso tormentone sui Dico ex Pacs; il referendum sulla legge elettorale non lo vogliono, e lo contrastano, interi gruppi dirigenti della Margherita e dei Ds (cioè del futuro Pd), mentre altri, dissimulando, mettono qualche zampata nei comitati promotori; le minacce di fare cadere il governo, se non sbaglio, arrivano quasi sempre dall’interno del centrosinistra, e quindi anche dall’area del Pd. Lei dirà: tutto cambierà con il futuro Partito democratico. E io le ripeto: auguri.

  5. Francesco Mele ha detto:

    Grazie per gli auguri, li accetto volentieri, e grazie per la risposta!
    Arrivo subito al dunque: le dissimulazioni e le minacce (mi riferivo all’Udeur che non mi sembra voglia far parte del PD + chi minaccia di far cadere il Governo non può che far parte dello stesso) ci sono, lo so, c’è anche chi contrasta il referendum da ogni dove, destra e sinistra (solo questo mi fa pensare che siamo sulla strada giusta) e credo che il nostro ruolo sia proprio quello di tenere alta la tensione su certi argomenti.
    Sui Dico non mi interessa entrare nel dettaglio della legge, del “come”, perché questa traccia semplicemente una strada di importanza storica; non altrettanto sul PD: è il come che fa la differenza!
    Chiudo sulla “sensazione di una luna di miele tra l’opinione pubblica e il Pd”: lo scorso lunedì c’è stata a Bologna la prima assemblea provinciale dell’APD con ospiti quali il presidente di Green Peace, di CittadinanzAttiva (associazione che si occupa da 30 anni dei diritti del cittadino) ed altri ancora … sfido chiunque, soprattutto i “politicamente scettici”, a credere ancora che quello che si sta muovendo sia solo una sensazione!
    Io non dico che cambierà tutto con il futuro Partito Democratico (deve prima cambiare TUTTA la classe politica con l’ingresso delle nuove generazioni), ma la strada che si è intrapresa sono convinto sia quella giusta.
    Ancora grazie per gli auguri.

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