Tagliagole afghani e dilettanti italiani

GiornaleDi fronte alla ferocia del mullah Dedullah non bastano le condanne di rito e le assicurazioni che tutto il possibile è stato fatto. Anche una vicenda orribile come la decapitazione di Adjmal Nashkbandi, l’interprete di Daniele Mastrogiacomo, deve insegnare qualcosa, soprattuto a noi italiani che in questa storia ci siano dentro fino al collo. Lo dobbiamo prima di tutto a lui, perché la sua morte non sia inutile. E la prima lezione della fine di Adjmal è che i capi talebani, più che dei romantici “resistenti” da intervistare, da invitare a convegni e a ipotetici tavoli della pace, sono dei tagliagole. Dedullah ha dimostrato nei fatti che la guerra combattuta dai talebani contro il governo di Ahmid Karzai e contro le forze americane e della Nato che lo aiutano nel tentativo, davvero non facile, di costruire la democrazia in Afghanistan, è una forma di terrorismo applicato e tradotto in scontro campale. Con le autobomba che ammazzano i civili, con le scuole bruciate e con i rapimenti come strumento per ottenere la liberazione dei loro complici che sono stati catturati. Molti, per la verità, lo avevano già capito da tempo. L’imbarazzo di Palazzo Chigi che adesso giura che le trattative sono state “corrette” – quando anche Gino Strada dice che Prodi e Karzai sono stati responsabili di una “infamia” – e respinge le critiche dell’opposizione come “strumentalizzazioni”, dimostra che il governo italiano ha ancora molto da imparare. Ma non è un problema di polemiche tra i Poli, tanto che lo stesso Silvio Berlusconi ricorda che prima di tutto viene il “prestigio dell’Italia”. E proprio Romano Prodi, all’indomani dell’11 settembre del 2001, quando era presidente della Commissione europea, disse che “niente sarebbe stato più come prima”, che l’attacco del terrorismo colpiva tutti e riguardava tutti, che nessuno poteva rimanere neutrale. Adesso deve fare i conti con chi chiede il ritiro dei nostri soldati dall’Afghanistan, come la sinsitra radicale, o con chi, come il segretario dei Ds, Piero Fassino, ha lanciato l’idea di far sedere i talebani a un futuro tavolo della pace. Tatticismi, equivoci, concessioni, compromessi. E piogge di smentite: a partire da quella a Karzai che aveva rivelato pressioni per lo scambio tra i talebani prigionieri e Mastrogiacomo da parte di un governo che “altrimenti rischiava di cadere”. Ma allora dov’è finita quell’affermazione che “niente sarebbe stato più come prima”? La fine orribile di Adjmal fa pensare che è vero il contrario.

di Enrico Singer

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One Response to Tagliagole afghani e dilettanti italiani

  1. kit ha detto:

    mai stato così vero….

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