Ma perchè i vescovi non scendono in piazza?

Dopo la nota sui Dico la Cei ha dato il via libera ai parroci per organizzare il Family Day e partecipare alla manifestazione del 12 maggio. Ma i vescovi hanno deciso di non scendere in piazza con i manifestanti. Diverso l’atteggiamento dell’episcopato spagnolo che aveva lasciato ai vescovi la libertà di scelta. Infatti, alcuni fra loro parteciparono al corteo di Madrid in favore della famiglia. Perché di questo si tratta, di difendere la famiglia come istituzione fondamentale della società e di affrontare tutte le conseguenze. Ma ci sono due grandi scogli da superare e due importanti lezioni da trarre in vista del Family Day. La prima difficoltà è quella di superare il pericolo di uno scontro aperto fra la Chiesa e lo Stato. Questo farebbe un grande danno ai cattolici, danneggerebbe la società civile e nuocerebbe a tutti i cittadini indipendentemente dalla loro fede religiosa e dal loro schieramento politico. La parola, l’ascolto e il dialogo sono gli strumenti per comprendere le questioni difficili e per trovare le soluzioni adeguate. Infatti, a nessuno piacciono i pasdaran moderni, né della politica né della religione. Il secondo problema è quello di evitare che la Chiesa diventi per lo Stato solo un interlocutore scomodo, un partito politico-religioso e non una forza spirituale che alimenta la fede dei cattolici, offre il suo contributo alla nazione e illumina l’umanità a livello globale. La Chiesa non può essere né ingabbiata dalle correnti di pensiero che passano col tempo, né intrappolata dalle proposte politiche che alterano o minacciano l’armonia stessa della vita umana. La lezione da trarre nelle settimane che precedono il Family Day è la necessità urgente da parte della Chiesa di spiegare a tutti i fondamenti della sua fede, del suo agire, della sua speranza. Questo sembra scontato, ma molti non lo sanno o sono delusi dalla Chiesa. Non riescono a vederla come portatrice di un messaggio spirituale di misericordia, di perdono, di amore. La vedono troppo identificata con il potere, con l’autorità, con le leggi. L’altra lezione è quella di tradurre nella pratica la fede cristiana attraverso i canali della famiglia. Perché sono molti gli spazi legati alla famiglia sui quali la Chiesa deve poter guidare i cattolici, aiutare la società civile e contribuire allo sviluppo globale della persona. Molti sono i temi della famiglia che devono coinvolgere l’azione pastorale della Chiesa: l’educazione dei figli, i matrimoni in crisi, i divorzi, le separazioni, le convivenze, i problemi di vedove e anziani. Sono queste alcune delle sfide che possono unire la Chiesa e lo Stato e saldare le interazioni fra le istituzioni politiche e la Chiesa. Così il Family day potrà diventare il risveglio collettivo di una nazione che, come tutte, deve continuare a camminare mettendo in gioco tutte le sue forze. Buona Pasqua a tutti.

di Justo Lacunza Balda

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One Response to Ma perchè i vescovi non scendono in piazza?

  1. Guerrazzi Rambo ha detto:

    purtroppo la chiesa è potere, o perlomeno la gestione del potere è la sua parte predominante. La parte di uomini di chiesa che sono anche uomini di “buona volontà” vanno spesso e volentieri a cozzare con gli alti vertici. Ma sono gli alti vertici a guidare il cattolicesimo, e in passato sono stati gli alti vertici a inventarselo. La conclusione è semplice, è il cattolicesimo in se che è sbagliato.

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