Non bastano le banche per salvarci dal declino

GiornaleTelecom e Alitalia: due vicende legate tra di loro non solo da un incerto futuro. Due storie italiane, piene di errori e incertezze con un epilogo ancora da scrivere. Vedremo come finirà. Se, alla fine, non si seguiranno le orme della privatizzazione dell’Eti (la vecchia manifattura dei tabacchi italiani) conquistata a caro prezzo dalla Bat – la British American Tobacco – dopo aver sbaragliato il tentativo della cosiddetta “alleanza tricolore”. Un raggruppamento formato dal gotha imprenditoriale italiano con il suo coté di grandi banche, pronte a dare consigli; meno a investire nell’operazione il denaro dei propri correntisti. O se non prevarrà l’esempio Fiat. In definitiva un prestito ponte, necessario per costituire un nuovo management che facesse del core business dell’azienda la propria ragione di vita. Per il momento prevale l’attesa. E la curiosità di vedere se quel “modello renano”, tanto caldeggiato da Giovanni Bazoli, di SanIntesa, avrà la forza effettiva di materializzarsi. Se dalla semplice teoria si potrà passare ai fatti e guardare con minor trepidazione al futuro di quel che resta dei global player italiani. Vecchi dinosauri degli anni ’90 praticamente scomparsi se si esclude qualche solitaria eccezione. Momento della verità, quindi, al quale guardare con forte trepidazione. Perché fallita eventualmente, quell’ipotesi, non resterà che puntare su un sistema di medie imprese che, benché patrimonialmente solide, difficilmente potranno far da argine al cosmopolitismo dei nuovi giganti dell’economia globalizzata. Strano Paese, questa nostra Italia. I grandi vivono da tempo una crisi profonda. Le nuove multinazionali tascabili si muovono con grande dinamismo. Comprimono il livello di profitto. Cercano nuovi sbocchi alle loro produzioni. Si inventano mercati non segnati sulle carte nautiche più antiche. Come spiegare questo paradosso? Il “modello renano” per consolidarsi e divenire operativo richiede un contesto che, purtroppo, in Italia non esiste. Richiede manager capaci di creare valore per i propri azionisti. Un sindacato consapevole dell’importanza della posta in gioco. E quindi pronto a sacrificare l’oggi per un domani migliore. Pretendendo, ovviamente, garanzie. Ma dimostrando il coraggio che hanno avuto le organizzazioni tedesche, nel favorire il processo di riconversione di quell’economia. Scenari, almeno per il momento, improbabili. E allora non resta che sperare in un più generale ravvedimento. Prima di subire l’ennesima sconfitta. In nome del mercato.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: