Il virus che ha colpito l’Italia: l’antipolitica

GiornaleDove si annida il virus dell’antipolitica? Come si alimenta? Quando diventa una patologia nazionale? Prendete i giornali di ieri, un giorno qualsiasi, riscaldato dalla cronaca surreale del voto al Senato sulla missione in Afghanistan: troverete una sequenza impressionante di colpi tutti concentrati contro lo stesso bersaglio. Sono notizie, certo, magari piuttosto gonfiate come le bolle di sapone, ma messe insieme, in fila indiana, danno un quadro della malattia che sfibra i nostri ceti dirigenti, le tribù dei micropartiti, e con loro la stessa funzione della politica. L’affondo di Michele Santoro, con tanto di fotografia a bocca spalancata, è una telepredica consumata in un luogo particolarmente appropriato, il teatro Ambra Jovinelli dove mi mescolano satira e comizi. Nelle parole dell’Uomo della Provvidenza mediatica, scandite con la violenza delle pietre, Berlusconi è Hitler; Lele Mora è Goebbels; Fassino, D’Alema e Prodi, rappresentano un gruppo di stregoni circondati da amichetti e funzionari degli apparati di partito. Giri pagina, e si torna ai fischi contro Fausto Bertinotti alla Sapienza. Altre facce a bocca spalancata che vomitano insulti contro la persona e l’istituzione, non perchè sono precari in cerca di sicurezze o giovani infiammati dall’utopia: no, sono neocontestatori del tutto e tutti, di ex alleati e nuovi nemici. Urlano il verbo dell’antipolitica. Non c’è tregua, siamo sempre sullo stesso giornale, dal fronte di Vallettopoli, dove i veri bersagli, quelli che fanno salire odi e audience, sono sempre loro. I maledetti uomini politici. E più nomi si fanno, più sale la schiuma dell’indignazione fasulla, della caccia all’ultimo bersaglio di ricattatori e telespettatori. Infine, altra notizia, nella Roma del sindaco dominus, coperto dal plebiscito dell’intoccabilità, del Walter Veltroni che gira l’Italia per raccontare “La bella politica”, monta l’opposizione via Internet. Attratta come una calamita da un altro profeta dell’antipolitica, il Peppe Grillo armato di un blog micidiale per l’intensità delle raffiche distribuite a 360 gradi e per la popolarità del suo qualunquismo da ex comico. Mi direte: ma i nostri politici, con la loro autoreferenzialità e con la disinvoltura del loro stile di uomini pubblici, meritano la punizione, la gogna dell’antipolitica. Può darsi. Ma credo che mai come in un caso del genere il rimedio sia peggiore del male. E questo virus colpisce in modo più devastante proprio noi moderati. Ci rende una minoranza di naufraghi che rischiano di essere travolti dalle onde del populismo, della demagogia, tutti effetti collaterali dell’antipolitica. Spegne qualsiasi voce che si preoccupa di coltivare i nostri punti cardinali, il nostro vocabolario di idee e di passioni. Ci espone a una cronica precarietà, a una affannosa ricerca della furbizia quotidiana, privandoci di una rotta e di un possibile approdo. Sono rischi generici? No, se li declinate nell’attualità fotografano la condizione di asfissia, mancanza di ossigeno e di vitalità (non di voti), del centrodestra italiano.

di Antonio Galdo

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12 Responses to Il virus che ha colpito l’Italia: l’antipolitica

  1. Daniele Medri ha detto:

    Antonio, come si può pretendere che i cittadini di questo paese siano vicini alla politica e ai politici considerando che questi tradiscono con regolarità i loro ideali e le loro aspettative? Le persone iniziano a comunicare tra di loro, scambiare opinioni che non appartengono all’attuale schema destra-sinistra, e per questo usano la rete e i mezzi che questa mette a disposizione. Non vorrei che il tuo “noi moderati” diventi sinonimo di persone disinteressate o persone che si sforzano di credere a qualcosa che in realtà non esiste.

  2. Antonio Galdo ha detto:

    Caro Daniele, affidandoci all’ottimismo della volontà.
    I Moderati, come li vorremmo in Italia, sono già in campo in Europa e lasciano ovunque un segno.
    Basta crederci e lavorare.

  3. GM ha detto:

    …pezzo stimolante: ma siamo sicuri che l’antipolitica sia così negativa per la destra (l’espressione “moderati” non mi piace)?
    Abbiamo già vissuto epoche in cui “tutto era politica”. E non mi sembra che i valori di destra siano usciti bene… La storia insegni.

  4. Daniele Medri ha detto:

    Antonio, se fai riferimento al movimento popolare europeo chiamalo con il proprio nome. Parlare di “moderati” non dice niente, un termine che vale ancor meno delle critiche che fai sull’anti-politica.

    Visto che ti fai promotore del PPE e io come altri siamo potenziali ascoltatori / elettori, quali sono secondo te i tratti che consideri migliori rispetto all’odierno modo “malsano” di fare politica? Pensi che una spinta teocons ci possa risollevare dalla diffusa insoddisfazione generale? Per quali motivi?

  5. Antonio Galdo ha detto:

    @GM: è negativa perchè la destra è più esposta al rischio del populismo. Quanto al termine “moderato”, è meno generico di quello che sembra: i veri moderati nel mondo, per capirci, sono schierati nel Centrodestra e/o sul versante dei conservatori. In Italia, purtroppo, spesso dissimulano nel Centrosinistra. Con Turigliatto e Pecoraro Scanio.

  6. Lorenzo Grossini ha detto:

    Per capire cosa intendiamo quando parliamo di moderati, andate a fare un giro su questi post

  7. L'Uomo Qualunque ha detto:

    Analisi azzeccatissima. La politica merita le critiche, ma soprattutto pretende soluzioni alternative e realistiche. Il problema è che a fare i demagoghi spesso non sono solo i comici o i sedicenti esperti di politica da salotto o bar sport (quelli che a sentirli parlare sembrano capire tutto, ma proprio tutto), ma i politici stessi, in particolare quelli che anche quando stanno al governo parlano come se fossero all’opposizione.

  8. Antonio Galdo ha detto:

    I politici corrono in tv, e qualche volta fanno la fila per un siparietto, perchè sanno che la televione ha sostituito la piazza, la sezione, la cellula. E’ diventata il luogo della politica e della relativa propaganda. Dunque, questa corsa al salotto è comprensibile. Con due rischi. Primo: a forza di stare in tv ci si contamina con i professionisti del bar dello sport, comici compresi. Secondo rischio: tra uno studio e una sala per il trucco, una battuta e una rissa, quando trovano il tempo per pensare? Forse mai.

  9. Chris ha detto:

    E’ un problema prima di tutto culturale. Il centrodestra è giovane, troppo giovane. Troppi “yes man” e segnalati poca fabbrica politica dietro. Questo è il dramma del centrodestra: una carenza di uomini terribile. Senza la “Vicenza” del Berlusconi comunicatore non si sarebbe neanche stati qui a parlare, o almeno non in questi termini. Il populismo e la demagogia sono brutti mali, tu stesso hai citato Beppe Grillo che ne è il “Re” incondizionato e su quello dobbiamo batterci, anche perchè non lo dobbiamo dimenticare che i politici esistono grazie agli elettori che, con i loro voti, diventano lo specchio di quello che vuole la gente. Ma se la scelta negli uomini è quella che è? Come possiamo fare a porre fine a questo circolo vizioso? Per fermare questo, non basta essere , ne piazza, ne circolo e neanche partito. Ci vuole un manifesto, un gruppo che porta avanti proposta moderata alternativa all’ideale socialista e alla , spesso (non sempre , guai a generalizzare) falsa solidarietà frutto della ideologia e non della carità. Ci vogliono giornali di spessore, riviste di alto livello e cittadini elettori meno distratti e che si interessino di più di politica invece di preoccuparsene solo gli ultimi 10 giorni prima del voto. Siamo ancora purtroppo schiavi di quella cultura antifascista che dall’altra parte fa di tutto un erba un fascio. Ma non è così, siamo in tanti (me compreso) che ci dichiariamo moderati e votiamo centrodestra, perchè siamo anche un pò conservatori ed anche un pò liberali, siamo cattolici e crediamo in determinati valori. Per fare questo, per creare un nuovo movimento ci vuole per forza di cose 2 una nuova proosta culturale” che dia anche lo stimolo al ricambio generazionale della nostra classe politica.

  10. Daniele Medri ha detto:

    @L’Uomo Qualunque:

    se il riferimento è Beppe Grillo vorrei capire dove si colloca la demagogia nelle sue numerose esternazioni. Non credo che parlare di ambiente sia male e tanto meno parlare di fonti energetiche alternative visto che l’Italia è sempre in deficit e ne compra da paesi esteri. Parlare dello scandalo Parmalat non credo sia demagoia visto che *nessuno* ha fatto qualcosa per andare incontro agli azionisti beffati. E i bond argentini? Niente, nessun politico ha speso una sola parola, nemmeno successivamente a quella sentenza che avrebbe permesso di entrare in causa con le banche e vincere tranquillamente. Anche le informazioni sulla ricerca o l’inquinamento non sono da meno. Dove sono i politici che parlano di queste cose?

    Se questa passa come demagogia forse la politica è diventata completamente sorda, sia da destra che a sinistra. Al pari di chi parla di nuove formazioni popolari senza fare alcun cenno agli elementi distintivi che rendono questa formazione politica veramente differente da ciò che ha portato al sentimento anti-politico.

    I protagonisti sono i cittadini e se questi vanno nella direzione anti-politica è necessario capire “perché” e proporre soluzioni.

  11. L'Uomo Qualunque ha detto:

    caro daniele medri, dove hai trovato nelle mie parole il riferimento a beppe grillo? calmati, non avevo in mente lui.

  12. […] ha tutto l’interesse a chiudere un accordo con la maggioranza. Innanzitutto perché è questa la risposta più efficace al virus dell’antipolitica, che colpisce entrambi gli schieramenti, e al distacco sempre più marcato dei cittadini dalle […]

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