Ho voglia di te. Ma soprattutto di un film decente

Sta facendo tanti soldi. E va bene così. Ha consacrato Scamarcio come nuovo idolo delle teen-ager. Per carità. Ma che “Ho voglia di te” sia un gran film, questo no. E’ un’offesa all’intelligenza degli spettatori. E dei giovani. Ma davvero i ragazzi i ragazzi si identificano coi personaggi del film, che sembrano messi insieme con gli scarti di un bignami di sociologia? Ragazzine che restano incinte senza sapere di chi, altre che si innamorano di uomini che le ignorano, e poi padri frustrati e madri disperate. Troppi luoghi comuni, il solito realismo finto da fiction, piattezza sconcertante e dialoghi surreali che alla fine della fiera si buttano nel cestino insieme al sacchetto dei pop corn. I genitori che ne pensano? Un esempio qui, parla Banfi. Il successo di Scamarcio e della Chiatti è comprensibile, sono anche bravi attori. Ma come si fa a credere che i ragazzi del duemila siano solo questi, dopati da divertimento con pretese alla Jack Kerouac, però in versione tascabile? Ma di tutti gli altri ragazzi che lavorano e studiano, che vivono fuori sede, che lottano per un posto al sole in un regno d’ombre come l’Italia, in cui l’unico modo che hanno è sperare di diventare il cane da compagnia di qualche politico, chi ne parla? No, a quanto pare ci basta dire “ho voglia di te” e altre frasi belle belle, ci piace nasconderci e far finta di niente, far finta che il mondo e ogni cosa che non ci riguardi, tutto ciò che esuli dal nostro possesso o dal nostro naso, non ha senso. L’unica voglia che il film dovrebbe metterci addosso, è scendere per strada e cercare il mondo, fermamente convinti che a dargli un’occhiata è assolutamente diverso, e complicato, un pò più doloroso e un pò più profondo.

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19 Responses to Ho voglia di te. Ma soprattutto di un film decente

  1. G.L. ha detto:

    Premesso che ringrazio l’autore di questo post per aver dato voce ad una critica che sento mia fin dalla prima “opera” cinematografica tratta da Tre Metri sopra il Cielo, consentitemi di esprimere qualche dubbio sullo scarso realismo del film.
    Ahimé, non so se la mia generazione – quella dei ventenni di oggi – si è totalmente rimbecillita, se ha brindato alla salute degli ultimi neuroni col cianuro intellettuale, ma quel che è certo è che le opere di questo autore “dominano” il mercato. Sempre più creteenagers ripetono frasi senza senso omologate dal moccia-pensiero. L’autore – con cui mi complimento, perché ha tratto da una vena romantica e dall’insicurezza degli adolescenti lo spunto essenziale per guadagnare una barca di soldi con un copione di terz’ordine- ha sicuramente il pregio di interpretare una richiesta d’attenzione proveniente dalla società, ma il prodotto in sè – questa robaccia – sinceramente non merita nemmeno un trafiletto nella rubrica degli annunci. Morturari, ovviamente. Visto che a rimetterci è sempre l’arte cinematografica.

  2. erika ha detto:

    concordo con quello che è stato scritto sopra. non credo che il cinema italiano abbia bisogno di divi senza spessore. In giro ce ne sono fin troppi.Trovo inutile che se ne parli così tanto. Che perfino i telegiornali diano ampio spazio a questi pseudo filmetti per adolescenti in pieno tumulto ormonale. la pretesa più assurda e nel volergli trovare uno spessore, quando il tutto si riduce ad aria fritta.
    Non capisco perchè poi si parli della crisi del cinema italiano, quando si sfornano prodotti di questo tipo. Se uno dovesse farne un elenco, non finirebbe più.

    ciao

  3. Francesco Lo Dico ha detto:

    Cari Erika e G.L. purtroppo alla faccia dei trafiletti per Ho Voglia di Te si sprecano titoli e colonne che glorificano Moccia come quelle del Partenone celebravano Atena. Forse non è scorretto parlare di necrologi a pagina intera, ma per il cinema italiano, che da tempo ristagna negli odori del tinello domestico: puzza di fritti e rifritti, cipolle lacrimogene e zucchero ipocalorico. perchè continuare in questa traversata atlantica del nostro ombelico. Possibile che non esista a tal punto senso della realtà? I tumulti ormonali andrebbero benissimo, come pure i balbettii romantici di chi si affaccia alla vita. Il problema è che nel film i giovani protagonisti si affacciano alla fiction e basta. Ma è possibile crescere con Babi o come si chiama a modello delle ragazzine? E’ possibile scimmiottare dialoghi di Muccino e Scamarcio, così brutti da sembrare tratti da una reclame per cuori solitari sponsorizzata da Media shopping? Ai tempi miei si leggeva Siddharta. Bello,brutto, ma era letteratura e di Herman Hesse. E poi si viveva di più dal vero, senza guru della chat e altre perdite di tempo on line. La vita per procura? No grazie. I giovani sono sicuro che hanno voglia di altro. Provare a offrirglielo?

  4. G.L. ha detto:

    Francesco (mi permetto di darti del tu) da strade simili giungiamo in piazze diverse. Abbandoniamo per un attimo il cinema e rechiamoci in libreria. Incredibile, ma le opere di Moccia se non sono un best sellers poco ci manca. Nelle multisala i ragazzi possono andare per mero divertimento, puro svago da tempo libero, decidendo di assistere ad uno spettacolo leggero fuggendo dalla realtà (non sottovalutiamo la popolarità di Scamarcio).
    Credo però di non fare un torto a nessuno, se ricordo i desolanti incassi delle librerie italiane. Ora, sei milioni di persone hanno abbandonato l’ozio intellettuale puntando all’opera di Moccia. Forse è il caso di riflettere. Probabilmente è il pessimismo della ragione marxiano a riemergere drammaticamente in me, ma ho la netta impressione che la “vita per procura” (chat, filmetti, giochi sullo stile The Sims) stia drammaticamente prendendo il sopravvento.

  5. Lorenzo Grossini ha detto:

    Moccia? Libri? Testimonianza fresca fresca. Domenica ero in un grande magazzino, in coda alla cassa. Davanti a me un padre e una figlia, avrà avuto dieci undici anni. Il padre le aveva comrpato “Scusa ma ti chiamo amore”. La felicità nei suoi occhi.
    Io a dieci anni facevo scorpacciate di Roald Dahl
    http://biografie.leonardo.it/biografia.htm?BioID=1040&biografia=Roald+Dahl

  6. dani ha detto:

    Mi rivolgo all’autore del blog concordando con lui nel dire che il film è veramente penoso, non ha storia, non ha carattere, non ha nulla…è il classico film per adolescenti ed effettivamente che lo vadano a vedere i 12enni e gli piaccia ci può anche stare ma che ragazzi 20enni e oltre ne rimangano estasiati allora lì ci dobbiamo cominciare a preoccupare…. L’unica cosa con cui mi permetto di dissentire è la visione che del libro hanno tutti quelli che hanno lasciato il commento in questa pagina.. Io non so se voi abbiate avuto l’opportunità di leggere il libro ma vi assicuro che non è così male come voi pensiate, certo è una letturina leggera indubbiamente non alla stregua di un trattato di filosofia ma non è da dementi…purtroppo come spesso capita il film non riesce mai bene come il libro….

  7. Francesco Lo Dico ha detto:

    Caro Dani, probabilmente il libro non sarà neppure malaccio e molti di noi alimentano la segreta speranza che il successo di vendite di Moccia possa avvicinare di più i giovani alla lettura. Ma in maniera inversamente proporzionale li allontana dalla società e dal buon cinema, che pur rimanendo leggero, potrebbe farli riflettere sulla realtà che vivono. Il problema è che di solito un film coglie ll spirito dell’opera da cui è tratto. E che i bei film, come diceva Hitchcok possono farsi solo da romanzi orrendi. A questo punto, se il film non è male, per la legge di Hitcchcock il romanzo sarà stupendo. E il film penoso. Torna proprio tutto.

  8. Brad ha detto:

    Visto che Francesco ci ha lasciato un invito (http://www.screenweek.it/weblog/archives/2007/03/nasce_il_blog_antimoccia_non_h.php#comments) vengo qui a rispondere al perché non sono un “anti” Ho voglia di te. Il film, l’ho detto, è brutto ma credo che non sia giusto negare al cinema la sua vocazione a far sognare. Il problema è che sono in pochi, veramente in pochi, a far sognare e riflettere insieme e in questo il film è molto più povero del libro da cui è tratto. Ma essere anti-Ho voglia di te e cose analoghe serve a poco o niente. Io, che non sono proprio più un ragazzino e ai miei tempi le ragazzine urlavano per Simon Le Bon, contesto solo il contrapporsi al Moccia senza proporre cose alternative, parlando in modo altrettanto efficace. Il problema è toccare il cuore delle persone, essere vicino ai problemi che vivono quotidianamente (problemi che sono quasi sempre luoghi comuni da bignami di sociologia) proponendo un messaggio vivo e vitale diverso, non negando un sogno dis erie B come quello rappresentanto da Step o Baby.

  9. Francesco Lo Dico ha detto:

    Grazie a Brad per il suo intervento. E’ ora di scoprire le carte e di proporre valori alternativi.
    Modestamente, noi segnaliamo una decina di film sui giovani che fanno riflettere, li fanno sognare, però poi gli fanno riaprire gli occhi e capire la differenza tra un incubo di spazzatura
    e la possibilità di sognare che abbiamo nel mondo reale, secondo i dettami della vita che spesso ci propone evasione senza negarci riflessione. E molto più buon gusto.

    1- Un’ora sola ti vorrei di Alina Marrazzi
    2- Un silenzio particolare di Stefano Rulli
    3- Texas di Sergio Parravidino
    4- Uno su due di Eugenio Cappuccio
    5- La febbre di Alessandro D’Alatri
    6- La meglio gioventù di Giordana
    7- La guerra di Mario di Antonio Capuano
    8- Fortezza Bastiani di Michele Mellare
    9- Nemmeno il destino di Daniele Gaglianone
    10- Pater Familias di Patierno

    Qualcuno li guardi se non li conosce. Sono film italiani. Sui giovani. Splendidi

  10. paoloechiaro ha detto:

    D’Alatri non riesco a vederlo… anche io oggi sul mio blog ho parlato di Scamarcio e di quanto sia idiota il film. su internet potete trovare anche le frasi “più belle” (?) del film. non vi dico. gli sceneggiatori di una soap opera hanno una competenza maggiore. qualche tempo fa, ho avuto la disgrazia di ascoltare uno dei manager della feltrinelli che ammetteva che il libro era tratto dal film. nel senso che è stata scritta prima la sceneggiatura del polpettone commerciale, poi Moccia ha adeguato il suo romanzetto (datato) a tal schifezza.
    liljaa

  11. ultimatemarte ha detto:

    un filmetto mediocre..tanto per passare una serata tranquilla

  12. brigidafraioli ha detto:

    No dico, ma poi l’hai visto il vero step?
    e migliaia di ragazzine e ragazzini si identificano con una tale aspirazione?

    Uhm… menomale che c’è Ozpetek

  13. ѕαяè тнє мєgℓ ha detto:

    ricky si nu friscon :p

  14. ovviamentelucio ha detto:

    In effetti il cinema italiano perde qualche colpo. Io non credo che Ho volglia di te o qualche altro film di recente uscita (tipo Saturno Contro) siano stati scritti con coscienza o perchè chi li ha scritti avesse qualcosa da dire…Mi sembra soltanto che “cavalchino l’onda”. Secondo me la formula sta diventando questa: quello ha fatto i soldi e ora ci provo pure io…quindi, via ai registi e agli sceneggiatori che copiano altri registi e altri sceneggiatori o semplicemente se stessi. Per me queste ultime proposte rimangono sempre claustrofobiche ( e vabbè si è detto sempre del cinema italiano ma purtroppo è vero) e di poco spessore. Per esempio in Saturno Contro, Ozpetek, non aveva nulla di meglio da fare che fare un film??? I lavori passati sono ottimi e anche “nuovi” per certi versi ma quest’ultimo è un offesa allo spettatore: Accorsi e Buy, sempre uguali, anzi peggiorati, Ambra ne esce vincente ma chiamarla “la rivelazione del cinema italiano” mi sembra davvero troppo. E che dire della storia?Diluita e per niente giustificata…

  15. Francesco Lo Dico ha detto:

    Ovviamnte Lucio esprime chiaramente quello che succede oltre la soglia invalicabile del set, quello in cui si apposta la troupe. Produttori, sceneggiatori e registi, credetemi, perchè vi parlo per esperienza vissuta, vivono di idolatrie e culti alla moda, che spesso si traducono in meno mistici copiati. Si copia chi incassa, si copiano le trame dei bestseller, si cavalca l’onda di ciò che vende e spesso con qualche ritocco qua e là a nomi e situaizoni si cucinano prodotti scadenti, già in partenza cosparsi di ingredienti commerciali. Questo già dalla fase creativa, dalla scrittura del soggetto. Non vi dico cosa accade poi, quando il copione dev’essere finanziato da qualcuno. Produttori e finanziatori cominciano a richiedere in sceneggiatura tagli, agginte piccanti, scene di sesso, corna, e frasi passepartout per entrare nell’immaginario collettivo degli idioti. Idem con patate per quanto riguarda l’humour. Da noi ha libero accesso solo quello pecoreccio e carnale, e guai a percorrere gli scivolosi territori dello humour britannico, una volta sì un’altra pure intelligente e malinconico. Pensate che negli Stati Uniti si fa “Sex and the city”, da noi “Le ragazze di piazza di Spagna”. da noi l’umorismo corrosivo, non corretto non ha spazio. Produttori e gotha del cinema ci fanno credere che non ha pubblico. Guai poi a tentare di parlare di idee complesse o valori diciamo così un pò filosofici. Gli ambienti del cinema italiano deridono Wenders, Truffaut e la Nouvelle Vague in genere, per non parlare di Tarkovskij. Troppo pretenziosi dicono. E si ostinano nel culto nella commediola all’italiana, nell’inseguimento dei grandi maestri coi quali hanno in comune solo il genere cinematografico. Ci sarebbe molto da dire, ma per ora mi fermo qui. Convinto che è più probabile capire come Tre metri sopra il cielo e i film mocciosi abbiano successo.

  16. Alessandro ha detto:

    Premetto che trovo penoso il film, il libro e tutto il moccismo imperante. Trovo anche penoso, e forse un pò da sconfitti, parlare dei fantomatici “sei milioni” di ragazzi che abbandonano il loro ozio intellettuale (quale intelleto poi, non si sa), per andare a vedere un film di Moccia o chi per lui. Qui a fianco, comunque, c’è una parola bella che può spiegare, caro Lo Dico, il moccismo e l’esaltazione per questa spazzatura: zeitgeist. E non è nient’altro che questo, uno zeitgeist all’italiana, un abisso in cui la nostra paracultura fatta di Uomini e Donne, amici, Tv e mediashoping ci stanno portando. Come si combatte? Non si combatte, si assiste allo sfacelo, si cercano gli interstizi dove cercare di ripararsi. Lodevole il suo tentativo,sig. Lo Dico, di proporre una lista di film italiani, sui quali, magari varrà la pena di confrontarsi con chi non corre a vedere Muccino, Moccia o Saverio Costanzo (che, per reazione, è ancora peggio, secondo me). Ma non c’è lista che tenga con questa fiction totale ed imperante…

  17. Francesco Lo Dico ha detto:

    Uno dei nostri lettori, Parigino, ha commentato sul suo blog omonimo il nostro post.
    Sostiene che «bastano pochi singoli momenti dedicati a un padre con la voglia di giocare a bigliardo, a una madre gelosa e iper-protettiva e due coniugi ormai soli con un difficile rapporto coi figli per regalarci delle foto realistiche di quello che davvero è oggi la vita familiare e non, in Italia come nel mondo». Noi pensiamo putroppo che no, non bastano. E semmai bastano a tradire l’estrema indolenza della pellicola verso la realtà. L’unica cosa che il film riflette della realtà è la faccia allibita di chi, sopra i 12 anni, è arrivato al termine della proiezione, e ha visto riflesso, stavolta sì, la realtà sullo schermo. Le sagome nere delle persone che sparivano a testa bassa dal cinema.
    Parigino ci accusa di «scioltezza e un pizzico di esagerazione». Probabilmente si tratta di percepire la realtà attorno a noi in maniera differente, e di conseguenza anche il cinema e la conoscenza più o meno vasta di altre pellicole, che di giovani e padre forse hanno parlato, Parigino ce lo conceda, con “un pizzico di spessore in più”. Altro punto. Scrive Parigino: “per rispondere a chi afferma che non si parla dei giovani che lottano per un posto al sole in un regno d’ombre come l’Italia rispondo che HVDT è una commedia romantica che prende le mosse da Tre metri sopra il cielo e come tale continua la storia dei personaggi del primo film.». Come dire quindi debba essere concessa l’immunità della nostra intelligenza a tutti i sequel, che per emanazione della loro sacra origine, sono per definizione ingiudicabili: anche Biancaneve sotto i nani 9 “continua la storia” dell’episodio precedente. Riguardo ai giovani precari, e quelli a milioni in Italia, beh, mi pare che costituiscano la realtà, ma se non è così attendiamo prova contraria. Per gli adolescenti forse serve anche altro, oltre a meccanismio perversi e pubblicitari, che trasformano la vita in uno spot Perugina, e il coraggio in un lucchetto a Ponte Milvio. Per finire, al cinema non spetta fare sociologia. Al cinema spetta raccontare, mettere le viscere sottosopra, farci ribollire di passione ed energia. Anche quelli di fantasia vanno benone. Purtroppo, però caro Perugino, Ho voglia di te non è nè un film e neppure un’opera di fantasia, è un’accozzaglia di cose riciclate e sciroppi shakerati. Un frullato indigesto da McDonald. Attira, lo si compra e si butta. E fa tanto male allo stomaco

  18. rosa ha detto:

    io credo ke sia 3msc ke ho voglia di te siano 2 bei film. Il primo credo ke rispekki molto i problemi di noi giovani le sensazioni del primo amore, i problemi kn i genitori. Inoltre sognare è bellissimo xkè nn farlo l’importante è non allontanarsi mai troppo dalla realtà. Alla fine ki nn sogna nn vive se ogni tanto ci rifugiamo in quel mondo fantastico ks c’è di male?

  19. Denise ha detto:

    Ehh si…..purtroppo è prorpio vero….ormai tutto è ridicolo e banalizzato…..viviamo in un mondo in cui il valore fondamentale della nostra vita, l’Amore, non è rappresentato come dovrebbe…troppo fanatismo, troppa vanità…che non fanno altro che sbiadire l’immagine di un sentimento talmente indescrivibile….E’ normale sognare, soprattutto per noi adolescenti, è normale immedesimarci nei personaggi di questi film che non fanno altro che continuare ad illuderci….perchè la vita non è quella che vediamo nei film…PURTROPPO!!!! Non è quella che si cerca in tutti i modi di far pensare che essa sia…Non bobbiamo farci ingannare dalle apparenze, mai essere superficiali..si finisce solo col prendere belle batoste una volta a confronto con la realtà….Non cè più mondo….Premetto che io sono una di quelle persone romanticissime e sdolcinate fino alla nausea, ma riesco per fortuna a riconoscere quelli che dovrebbero essere i limiti…E’ impossibile continuare a vedere come questa generazione si faccia trasportare da questo genere di cose…dodicenni impazzite per Tre metri sopra il cielo, Ho voglia di te….ma dove siamo arrivati? Perchè a tutti i costi questa fretta di crescere, di diventare grandi, di fare esperienze…..? Addio fanciullezza di un tempo, quando si poteva parlare di innocenza dei bambini…..solo cari ricordi… Oggi giorno un qualsiasi mocciosetto ti viene a fare commenti sull’amore, sui sentimenti…..ma cosa possono veramente saperne? Non basta vedere tre metri sopra il cielo per crescere e diventare maturi…Ogni cosa a suo tempo, se si corre si rischia di perdere l’essenza delle cose, di rovinare le vere emozioni…quelle che rimangono…. Questi film colpiscono perchè infondo rispecchiamo la maggior parte dei ragazzi d’oggi che si trovano alle prese con le stesse situazioni..i problemi familiari, le sensazioni del primo amore…Io credo che sognare sia importante, ma in guste proporzioni..non bisogna mai discostarsi troppo dalla realtà e rifugiarsi in questo mondo illusorio…la vità è un’altra cosa…quante delusioni, quante cose diverse…è tutto totalmente differente da quello che vedi nei film…quelli sono solo bei sogni… sogni impossibili da realizzare, la favole non esistono…Chi di speranza vive, disperato muore!!!

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