Pallaro incassa super bond per gli italiani all’estero

14 MILIONI E L’ACCORDO SUL RIMBORSO ARGENTINO PER I NOSTRI RISPARMIATORI

Un voto determinante per salvare il governo non ha prezzo e lo ha capito bene il nostro senadòr Luigi Pallaro che se l’è giocato benissimo. Se ufficialmente è stato  il suo senso delle istituzioni e la volontà di non essere determinante alla caduta di Romano Prodi ad averlo convinto a dare la fiducia, da abile uomo di mondo qual è, non è stato insensibile al pressing forsennato di cui è stato oggetto fino al momento della chiama. Come ha raccontato l’Indipendente tre giorni fa, il suo sogno era quello di ottenere la rinascita del ministero degli Italiani all’estero con relativa prima poltrona. Ma non si poteva scendere così in basso. Non perché Pallaro non fosse all’altezza ma per l’evidenza della contropartita del suo voto. Oltre che per l’ostracismo dell’attuale sottosegretario Franco Danieli e, in caso di larghe intese, per l’interesse di Sergio De Gregorio, che ha abbandonato la maggioranza anche per quella poltrona negata. E allora? Meglio accordarsi diversamente. Con coerenza, Pallaro ha ribadito la richiesta che più gli sta a cuore e cioè i fondi per gli italiani dell’Argentina e di tutta l’America Latina che appaiono e scompaiono. Si tratta di 14 milioni di euro per la cooperazione, le pensioni e le iniziative che gli avevano promesso per il 2006 e che poi gli hanno inserito nella Finanziaria per quest’anno. mentre lui ne voleva tanti all’anno, argomentando l’utilità di aiutare prima gli italiani, seppur emigrati, che gli africani tanto cari alla sinistra. Chiusa la sua partita personale con le garanzie di Danieli e del guardasigilli Clemente Mastella, Pallaro sembra abbia dovuto tener conto del suo principale amico e sponsor, il premier argentino Néstor Carlos Kirchner che ha un conto aperto con l’Italia sul rimborso dei bond argentini che hanno scottato migliaia di risparmiatori italiani. La proposta di un rimborso intorno al 30 per cento arrivata da Buenos Aires non è mai piaciuta né ai titolari di quei certificati né alla Farnesina che da tempo tiene sotto pressione el Presidente. A fine dello scorso anno poi, a dimostrazione del malcontento italiano, il ministro Massimo D’Alema, in viaggio ufficiale in America Latina visitò Brasile, Perù e Cile; si spinse fino a Capo Horn per una giornata di svago ma a Kirchner non lo degnò neppure di una telefonata. Adesso, con quel voto così importante nelle mani di un grande amico del premier argentino, D’Alema sarà costretto ad ammorbidirsi e, probabilmente, a scendere a patti.

di Antonio Calitri dall’Indipendente del 1 marzo 2007

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