Una strage, due lapidi – FURONO GLI AMERICANI A UCCIDERE 60 CIVILI NEL DUOMO DI SAN MINIATO

San MiniatoUna strage, due lapidi


La vecchia targa con il falso storico resterà al suo posto e il Comune non vuole toccarla. La nuova, scritta da Scalfaro e benedetta da Amato, arriverà a luglio

Ormai non c’è più nessun dubbio. La strage nel duomo di San Miniato del 22 luglio 1944, che provocò la morte di 56 persone, non fu opera dell’esercito d’occupazione tedesco. Ma la conseguenza tragica di un proiettile sparato per errore dal 337 battaglione di artiglieria americano verso la cattedrale gremita. Una vicenda registrata anche nei diari di alcuni militari statunitensi di stanza a San Miniato. A sancire ufficialmente, e giudiziariamente, la versione della strage americana d’altra parte c’é anche una recente sentenza del tribunale militare di La Spezia dove si parla di «insussistenza di un’azione criminale condotta dall’esercito tedesco a danno della popolazione civile di San Miniato». La lapide, apposta sul muro del duomo dal comune del paese toscano, parla però di strage nazi-fascista: «Ricorda nei secoli il gelido eccidio perpetrato dai tedeschi di sessanta vittime inermi. Non necessità di guerra ma pura ferocia spinse gli assassini a lanciare micidiale granata nel tempio maggiore». Un falso storico marmorizzato. Che già i Taviani nel film La notte di San Lorenzo avevano contribuito a fissare nell’immaginario collettivo degli italiani. Un errore clamoroso che però le giunte di San Miniato, pur coscienti di come fossero veramente andate le cose, non hanno mai voluto correggere – per una questione di “continuità morale” hanno spiegato. Almeno fino ad oggi. Infatti la svolta è di questi giorni. Ad annunciarla è lo stesso sindaco di San Miniato Angelo Frosini: «A San Miniato, scritta da un’indiscussa autorità repubblicana, sarà affissa una nuova lapide». Anche il ministro dell’Interno Giuliano Amato si dice soddisfatto dell’esito di una vicenda che stava diventando ogni giorno più imbarazzante. Nella serata di ieri arriva il testo della nuova lapide, la firma è di Oscar Luigi Scalfaro: «Sono passati più di 60 anni dall’eccidio del 22 luglio 1944, attribuito ai tedeschi. La ricerca storica ha accertato invece che la responsabilità è delle forze alleate. La verità deve essere rispettata e dichiarata sempre». Meglio tardi che mai. Ma la vecchia lapide? Resta li dove si trova. Farà compagnia alla nuova, continuando ad affermare l’altra verità. Evidentemente è il principio della “continuità morale”.

di Riccardo Paradisi dall’Indipendente del 1 marzo 2007

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