A San Valentino niente baci ma tanti virus

San Valentino è finito e tutti sono contenti. Pasticceri, fiorai e tecnici del computer. Sì, perché quest’anno oltre a fiori e cioccolatini, gli innamorati di tutto il mondo hanno trovato un nuovo regalo. Un bel virus nella propria casella di posta elettronica. Con la diffusione dei servizi online che permettono di inviare cartoline digitali e auguri elettronici ormai è un fatto normale quello di ricevere mail al miele dai propri valentini e quale giorno migliore se non il 14 di febbraio per spedirle o vederle recapitate nella propria casella? C’è poco da scherzare perché, secondo la ricerca condotta dagli esperti di sicurezza informatica dei SophosLabs, i virus contenuti nelle missive con titolo amoroso sono stati ai primi posti delle minacce per i computer di tutto il mondo. Qualche milione di romantici sprovveduti ha incautamente cliccato sui link presenti nel testo delle mail contribuendo al propagarsi della minaccia informatica. Ma si sa che, passata la festa, gabbato lo santo: il pericolo di infezione dovuto a questa patologia amorosa trasmessa via internet ha iniziato a calare già da oggi. La strage di San Valentino in formato internettiano si è quindi conclusa e i gangster del nuovo millennio, gli hacker, riposeranno per un po’ nell’attesa di colpire di nuovo. «Questo attacco si è diffuso sia velocemente, sia in maniera concreta, ed è stato riscontrato su più di tre quarti delle email passate per i server di tutto il mondo fin dalle prime ore del 14 febbraio». Queste le parole di Graham Cluley, consulente informatico di Sophos. «Gli utenti che hanno permesso al virus l’accesso al proprio pc, adesso soffriranno davvero di mal d’amore». E anche i loro computer. Gli hacker sono stati più furbi del solito questa volta. Non un oggetto unico sulle intestazioni delle mail, ma un compendio di frasi melense e sdolcinate degne di un chilometrico tubo di Baci Perugina. Si va dal più classico “Buon San Valentino” a ben più dolci appellativi che tradotti in italiano suonano come “amorino” o “dolcettino”. La pratica di indorare la pillola era nota già ai tempi dei greci e nell’era di internet si dimostra ancora valida, i pirati informatici lo sanno bene. Nascondere la minaccia digitale con un po’ di dolcezza è la tecnica vincente, basti pensare a uno dei virus più famosi degli ultimi anni: “I love you”, ti amo. Nel 2000 gli internauti in cerca di affetto subirono danni per più di cinque miliardi di dollari. Insomma, una mail con virus a San Valentino è l’apostrofo digitale tra le parole “t’infetto”.

da L’Indipendente del 15 febbraio

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