Anche i rettori si accorgono che le università sono vecchie

Ecosì Piero Fassino è andato dagli intellettuali per convincerli e convincersi che quella del partito democratico è una sfida culturale. Ne ha trovati una cinquantina, tra rettori e professori universitari, riuniti nella sala dell’Hotel Quirinale di Roma. Cinquanta uomini di studio e di pensiero disposti a passare un’intera giornata a parlare del futuro della sinistra e del Paese. Ci si sarebbe potuto aspettare molto da un brain storming così popolato e qualificato. Invece è arrivata un’analisi che non brilla per originalità e che anzi nel Paese dei dinosauri al comando e degli eterni politburo è come la scoperta dell’acqua calda. Docenti e rettori hanno messo a parte Fassino che la ricerca in Italia non ha qualità, che il potere universitario è sclerotizzato, che servono meritocrazia e ricambio generazionale. Ma guarda, si potrebbe dire, anche docenti di ruolo, famosi ricercatori e persino rettori universitari si sono accorti che il sistema della ricerca universitaria nel nostro Paese è paralizzata, che la conseguenza è un incalcolabile spreco di risorse umane di altissimo livello, la ormai famigerata e fuga dei cervelli all’estero e un rapporto tra età dei docenti e loro posizioni di influenza e di potere semplicemente spaventoso per i più giovani. Solo lo 0,05 per cento dei 35enni infatti è ordinario di cattedra. Il 4,7 per cento degli ordinari ha dai 35 ai 44 anni. Il 21,2 per cento dai 45 ai 54 anni. Gli ordinari che hanno tra i 55 e i 64 anni sono invece il 43.7 per cento. Cifre che spiegano molto. Ma non basta parlare di meritocrazia e ricambio generazionale per mutare una situazione che rende stagnante e irrespirabile l’atmosfera culturale del Paese, che ne mortifica ricerca e tecnologia. Con tutti i suoi limiti la riforma Moratti aveva immaginato un cambiamento: aveva creato le condizioni per muovere le paludi degli atenei, concependo dei concorsi nazionali per immettere nuovo personale nelle università. Quei concorsi non sono mai stati celebrati però e allo stesso tempo vengono bloccati i concorsi che all’interno del maggior ente di ricerca italiano, il Cnr, consentirebbe far circolare le classi dirigenti della sinistra. Ma queste cose a Fassino non le ha raccontate nessuno

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