Novembre 9, 2007
Ora sono proprio sicuro: Walter Veltroni non lo ferma nessuno, sarà presidente di tutto. Sapete da dove nasce la mia certezza? Dall’appoggio incondizionato che gli ha offerto Afef Jnifen, moglie di Tronchetti Provera. L’affascinante signora, in una colonna de La Stampa, ha scritto che Walter «ha un modo di parlare molto bello, chiaro, deciso, smentendo chi lo critica di non prendere posizione in modo netto». Fin qui il tifo. Ma ha aggiunto che il neo leader del Pd ha il caldo sostegno di Sharon Stone. L’attrice di Basic Instinct - esperta di sentimenti e pulsioni - dopo aver pranzato in Campidoglio con l’uomo dell’avvenire ha dichiarato: «I love him». Con questa sensualissima spinta, chi lo ferma più? Veltroni dovrebbe semmai temere la satira (?) dell’inserto dell’Unità. Titolo in alto: «Via da questa Italia di merda». E sotto: «Seguendo Veltroni, tutti in Africa». (P.M.F.)
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Pubblicato da Lorenzo Grossini
Ottobre 29, 2007
Chissà che fremito avrà Oliviero Diliberto (Comunisti italiani) quando s’affaccerà sulla Piazza Rossa in occasione delle celebrazioni della Rivoluzione d’ottobre. Ha già detto:«Quella rivoluzione ha novant’anni ma non li dimostra». Alla faccia di quel che ne è seguito. Lo bacchetta la stessa Unità: «Li dimostra tutti, eccome! Intanto perché se quel mondo si è sbriciolato così, qualche problemino doveva pur esserci all’inizio». Questo non è revisionismo, è minimalismo puro. Dire «problemino» fa solo ridere. Il giornale del neo Pd ricorda «il partito giacobino», ovvero staliniano, e «i crimini di massa». Per poi invitare i compagni di Diliberto a rivedere il loro «comunismo». Ma non finisce qui. L’Unità avverte che c’è un «revisionismo cattivo». Quello di Giampaolo Pansa che rivela i misfatti della Resistenza. Così, tanto per tirar cazzotti a qualcun’altro. . (P.M.F)
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Pubblicato da Lorenzo Grossini
Ottobre 15, 2007
Può piacere o non piacere, quel che è certo è che Alberto Moravia era furbo e ben sapeva che il suo successo, letterario, giornalistico e anche mondano, dipendeva dalla sua adesione alla sinistra. La quale, per molto tempo, conferiva un certificato di garanzia alle opere d’ingegno. Tra poco esce un suo romanzo inedito, e incompleto, che narra i tormenti di un uomo che abbraccia il comunismo, «l’unica religione possibile per gli intellettuali». Con il Conformista Moravia sollevò polemiche, alcune sgradevoli: il romanzo esaminava dell’adesione al fascismo. L’inedito, intitolato I due amici, scandaglia l’antropologia rossa. Che Moravia si fosse defilato dalla sfida editoriale per la sua buona dose di furbizia? Lo so, sono malizioso. Ma non dimentichiamo che a quei tempi essere scomodo alla nomenklatura comunista significava l’esilio intellettuale. (P.M.F.)
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Pubblicato da Lorenzo Grossini
Ottobre 11, 2007
Prendersela con le notizie futili cui i giornali danno risalto è sbagliato. La storia è scritta anche dai clown, dai comici, dai sacerdoti del lusso. E a proposito di lusso, è inevitabile registrare la nuova retorica: è nelle passerelle di moda, è negli articoli che le giornaliste scrivono a ogni muover di penna di struzzo (pare sia ancora in voga). Se oggi uno stilista non s’ispira a qualcosa di nobile rischia d’essere definito sarto e basta. Quindi ci sono le donne con l’aura dell’Oriente, quelle battagliere come il Che, quelle finalmente più coperte (senza alcun riferimento all’Islam censorio). Retorica che s’accentua anno dopo anno, a sostenere, come una stecca dei bustini d’altri tempi, il significato di un abito. Ma di stoffa si tratta, senza alcuna implicazione metafisica. E invece no: il sorriso di Valentino “deve” somigliare a quello di Einstein.
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Pubblicato da Lorenzo Grossini
Ottobre 1, 2007
Torna il dibattito su quale città, tra Milano e Torino, corra più veloce sulla strada della civiltà e dell’innovazione. In questi giorni a Milano ci sono state due passerelle. Quella della moda, con polemiche su l’anoressia e certe croniste che inneggiano al garbo delle p.r. women, tutte cellulare le eroine del superfluo. Seconda passerella. In Viale Abruzzi(non periferica) monta la protesta degli abitanti contro i viados, leziosamente chiamati “cerbiatti”. Fino all’alba grida, sesso sulle auto, defecazioni e vetri rotti sui marciapiedi, coltellamenti, smercio di droga. La polizia è intervenuta con posti di blocco. Niente da fare. Un partigiano della supremazia meneghina parla di “Rinascimento”. Prima di ricorrere a paroloni, si tolga – please – la giacchetta dello stilista più in voga e cammini in strada, non solo sulla moquette.
[p.m.f.]
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Pubblicato da Lorenzo Grossini
Agosto 19, 2007
Prima delle elezioni era una disinibita monella, poi quando è diventata la première dame de France i giornali, archiviato il fascino di Ségolène Royal, hanno celebrato il trionfo di Cécilia Sarkozy: per classe (ne ha da vendere), per intelligenza (pare sia la consigliera più arguta del marito), per l’abitudine a evitare luoghi comuni e banalità, per i tacchi bassi (è più alta del consorte). Ora, a leggere i giornali sia francesi che italiani, è stella cadente: snob, arrogante, capricciosa. L’hanno pure criticata per essersi sottratta alla foto di gruppo con le infermiere bulgare che lei ha liberato dalla gogna libica. Come se la sua discrezione fosse cosa esecrabile. Insomma: non va mai bene niente se una donna è intelligente e libera. Stesso accanimento per Nicolas le president: L’hanno bacchettato per gli occhiali da sole “a goccia”, come se fossero roba da gangster. Che sia invidia?
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Pubblicato da Ornella Mollica
Agosto 12, 2007
Essere a favore della libera stampa è come augurarsi il bel tempo. Ma c’è il buon gusto, anche. Ricordo con affetto un mio collega d’altri tempi, il quale, dopo avere letto una notizia di agenzia e averla giudicata irrilevante, la buttava nel cestino: «Non c’interessa». Uno come lui mi manca. Non ne possiamo più di Lele Mora, di Fabrizio Corona, di Flavio Briatore, di Lapo Elkann, “uomo più elegante del mondo”. Il rampollo Fiat ha detto la sua sulla politica: «L’ingerenza del Vaticano compromette la competitività». Ma che siamo, in una catena di montaggio giapponese? Il geometra di Cuneo, alias Briatore, ora discetta pure sulla politica: «Il governo deve avere una persona con delle visioni». Ma che siamo, in una fumeria di oppio? Che nostalgia per la mano del mio collega vicino al cestino della carta straccia..
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Pubblicato da Ornella Mollica
Agosto 5, 2007
Si prova un senso di tristezza quando scrittori un tempo valenti vogliono a tutti i costi permanere nella vetrina mediatica. Vien da dire che per alcuni inviare pensieri e massime ai giornali sia un gesto solo compulsivo. È il caso di Alberto Arbasino, che si picca d’essere pungente e spiritoso. Però – spiace dirlo – non attira l’attenzione nemmeno delle casalinghe di Voghera, sua città natale. Repubblica gli offre uno spazio intitolato “Tangenziale”. Queste le sue sei righe: «Noi cardinali e soubrettes andiamo in pensione a una determinata età. Ma per i politici, che scalini o scaloni vigono?». Punto primo: non fa ridere, non è arguto. Punto secondo: Arbasino, come si vede, dimostra di non essere mai in pensione. Contraddizione, dunque. Che lui, spericolato ma stanco funambolo della parola, magari considera provocazione, divertissement. Ci vuol altro.
P.M.F.
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Pubblicato da Ornella Mollica