Si prova un senso di tristezza quando scrittori un tempo valenti vogliono a tutti i costi permanere nella vetrina mediatica. Vien da dire che per alcuni inviare pensieri e massime ai giornali sia un gesto solo compulsivo. È il caso di Alberto Arbasino, che si picca d’essere pungente e spiritoso. Però – spiace dirlo – non attira l’attenzione nemmeno delle casalinghe di Voghera, sua città natale. Repubblica gli offre uno spazio intitolato “Tangenziale”. Queste le sue sei righe: «Noi cardinali e soubrettes andiamo in pensione a una determinata età. Ma per i politici, che scalini o scaloni vigono?». Punto primo: non fa ridere, non è arguto. Punto secondo: Arbasino, come si vede, dimostra di non essere mai in pensione. Contraddizione, dunque. Che lui, spericolato ma stanco funambolo della parola, magari considera provocazione, divertissement. Ci vuol altro.
P.M.F.

















































