Adriano Sofri, nell’ultimo numero di Panorama, è intervenuto nel dibattito sul ruolo dei moderati, lanciato dall’Indipendente
L’Indipendente, diretto da Antonio Galdo, veterano di Panorama, è un giornale di centrodestra, si direbbe ufficialmente. I suoi interlocutori preferiti, o auspicati, sono i «moderati che vorrei», come si intitolano le ampi interviste – manifesto domenicali a personalità del centrosinistra «culturale». Il destino della parola moderato è tortuoso. Designò specificamente una posizione politica del Cattolicesimo, dal neoguelfismo in poi. Anzi, divenne quasi un sinonimo di Cattolicesimo in politica: il moderatismo cattolico. A volte basta un trattino ad accostarlo ad altri aggettivi: clerical – moderato, moderato – democratico, liberal - moderato. Altre volte a quegli aggettivi si contrappone: cattolico moderato contro cattolico democratico, o progressista… Il lessico arranca dietro il ballo in maschera politico. Genericamente, moderatismo significò una distanza dagli estremismi, una predilezione per il centro, o un eufemismo per conservatorismo. Se intendo bene, l’aspirazione di Galdo è estrarre dalla tradizione un’accezione rinnovata del termine moderato, cioè, con un ritorno alla lettera, di ciò che in politica è dotato del senso della misura. Poco? Sta di fatto che l’estremismo di tanta parte della rappresentazione politica corrente (in cui scorrono fiumi di sangue, e per fortuna si tratta di vernice di scena) assegna alla misura un ruolo singolare. Siccome la misura è una benedizione in una curva di stadio, ma non basta, succede al rianimato moderatismo quello che succede al riformismo nel campo del centrosinistra: che i suoi fautori tengono a spiegare che moderazione e, rispettivamente, riforma non vogliono dire un atteggiamento rinunciatario e compromissorio, né una passione spenta o una mancanza di coraggio. Che si può essere misurati e riformatori e capaci di radicalità, altra parola magica dei nostri giorni, dai troppi usi. Domenica scorsa l’intervistato era Andrea Riccardi, il cui Cattolicesimo moderato (quello di Sant’Egidio) non pecca di indifferenza o di scarsa combattività. C’è bisogno di moderazione, dice, e insieme di grandezza. Galdo chiede perché in Italia non ci si sia ancora liberati dal ‘68. Non so bene che cosa intenda. Però, in un’altra intervista dello stesso numero del giornale, a un grande latinista e uomo militante come Luca Canali, c’era un errore di stampa malignissimo. A una domanda sugli «uomini della provvidenza» del passato, Canali citava tra gli altri il generale Stilicone. E’ diventato Silicone. Ecco, questo silicone che si infila dappertutto è forse un ingrediente della risposta sul ‘68 che non finisce.
oggi la risposta del direttore


















































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