Ömer Zülfü Livaneli, Felicità
Gremese editore 300 PAG. 20 EURO
Nella Turchia anatolica contemporanea la quindicenne Meryem vieneviolentata da uno zio e, rinchiusa in un tugurio, è spinta invano al suicidio. Il cugino Cemal è tornato dalla guerra contro i curdi desensibilizzato dalla violenza e indurito dalla vita militare. È a lui che la famiglia ordina di “lavare l’onore” a Istanbul, dove ragazze in situazioni simili trovano la morte. Nel corso del viaggio Meryem e Cemal si imbattono in Irfan, un professore universitario in crisi, che ha abbandonato la bella moglie e il successo duramente conquistato per andare alla ricerca di se stesso su una barca in mezzo al mare. Da quell’incontro escono tutti trasformati, anche se ognuno con esiti diversi. I due uomini si scoprono sconfitti nell’incapacità di amare ma, mentre Irfan si rifugia dalla madre – capendo finalmente la furia della moglie che lo accusava di fare l’amore come se giocasse a golf –, a Cemal, invece, diventa chiara la propria schiavitù verso la sua vittima - amata in modo perverso -, che viene meno quando Meryem, finalmente libera anche grazie all’affetto del professore, costruisce una nuova vita. Il libro è una rappresentazione di un Paese in bilico tra arretratezza e spinte verso una modernità conflittuale. L’autore, per difendere le proprie idee, ha conosciuto anche il carcere.

















































