Vanessa, soltanto la morte cambia le cose
I miei figli che di solito prendono i treni della linea A raccontano che c’è un’atmosfera un po’ surreale, perché i soliti gruppetti di borseggiatori, di zingari, in genere di stranieri, si vedono molto meno là sotto, nelle viscere della Capitale. È diverso il metrò di Roma. È cambiato dalla morte terribile di Vanessa Russo, la ragazza di borgata Fidene uccisa con un colpo di ombrello nell’occhio, una settimana fa. Alle 3 del pomeriggio in una delle fermate più frequentate: quella della stazione Termini, linea B. Che significa? Almeno due cose. Prima: che tante polemiche sulla sicurezza nel metrò di Roma erano in parte fondate e, sull’onda del delitto, le forze dell’ordine hanno intensificato la sorveglianza. Seconda, e questa cosa è esplosa con evidenza e violenza ai funerali di Vanessa: il risentimento delle persone verso gli stranieri che delinquono. È inutile girarci intorno, si tratta di una forma di aggressività che sicuramente gli zingari di Termini conoscono bene, temono e vogliono evitare in questi giorni. In questo senso, davvero, potrebbe essere un’assenza dovuta ad una situazione psicologica temporanea. Presto, tutto tornerà come prima. E tuttavia ce n’è abbastanza per riflettere. Sulla storia di Doina, prostituita rumena senza protettore, e dunque capace di regolare in proprio i conti con la malavita che controlla i traffici sulle strade della Capitale. Sulla fatalità di un colpo dato con grande violenza ma che è difficile stabilire che volesse premeditatamente uccidere. Sullo status comunitario dei rumeni che pur essendo ex-extracomunitari (scusate il bisticcio di parole) sono percepiti dagli italiani, e dai romani, come pericolosi stranieri. Il fatto è che si fischiano i politici in chiesa, com’è accaduto ieri ai funerali, per la rabbia di un’impotenza evidente: quella delle forze dell’ordine. Doina Matei era già stata denunciata per i litigi con altre prostitute, era anche stata espulsa sulla carta, ma era ancora in Italia. Lavorava bene (come sanno i numerosi clienti italiani che si sono serviti di lei) tanto da potersi permettere una sistemazione a Tivoli da 70 euro a notte. Era seguita da una connazionale minorenne, rimasta coinvolta nel delitto, forse suo malgrado. Insomma una persona potenzialmente pericolosa per la nostra convivenza, ma che i carabinieri e i poliziotti non erano riusciti a fermare, fino a tre giorni dopo il delitto. Da qui nasce la rabbia. Da qui il popoloso deserto che chiamano metrò di Roma.

















































