In rete lo scandalo diventa banalità

Cresce il sospetto che non si tratti di casi clamorosi ma di piatta banalità. L’uomo di Latina che aveva l’abitudine di filmare la moglie a sua insaputa e mettere in rete l’audio. La prof. di Lecce che si faceva accarezzare dagli alunni durante la spiegazione. Gli atti di bullismo che a scuola non si contano, come le performance amorose tra studenti, e altre irregolarità regolari. Non passa settimana senza un nuovo caso su web, e detto brutalmente, viene il dubbio che nelle redazioni si giochi con la curiosità presunta del pubblico sull’argomento internet – tutta presunta, dato che la rete è la negazione dell’esoterismo e già di per sé il trionfo della pubblicità – per scatenare il dibattito, provocare l’intervento della magistratura, vivacchiarci. Di filmati osceni di mogli e fidanzate ne girano a migliaia, mariti e compagni delusi si vendicano così, come nel romanzo l’Età dell’oro di Edoardo Nesi pubblicato nel 2004, mica ieri. Di atti di bullismo ce ne sono tanti da far cadere la linea tra notizia e nonnotizia. Si provi a caricare un qualsiasi programma di scambio file, come Emule, Direct Connect, Bit Torrent, per avere i corpi diafani del reato. Un giacimento di “casi clamorosi” che nemmeno il deserto iracheno inzuppato di petrolio. In un quarto d’ora di ricerca non affannosa abbiamo pescato un bel pre-scuola di alcuni studenti a base di birra (si attende inchiesta sull’alcoolismo), un balletto di altri studenti sui banchi (ottima coreografia, ma cosa faceva l’insegnante?), una fanciulla che si toglie il reggiseno davanti alla classe intera, che risponde con un boato, un’altra che fa lap dance nel bagno della scuola. Di fronte a ciò e di fronte all’incontrollabilità del mezzo, le azioni, anche quelle della magistratura, e le indignazioni danno l’idea di palliativi, come i tentativi di fermare chi scarica film e canzoni. Il video della professoressa accarezzata, ritirato da Youtube, è ricomparso subito dopo su un altro sito. Il quadro non sarà allegro, ma non fa scandalo. Per assuefazione. È la banalità del web.

di Bruno Giurato dall’Indipendente del 27 febbraio 2007

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